Viaggio · 1989 – oggi

Il Parco Storico di Monte Sole

Il Parco Storico di Monte Sole è nato sul territorio dove, durante la Seconda guerra mondiale, i nazisti uccisero centinaia di persone, soprattutto civili, annientando la brigata partigiana Stella Rossa e sterminando la comunità che vi abitava da secoli.

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1 oggi Oggi

Arrivo a Monte Sole

L’ingresso della Scuola di Pace di Monte Sole.
L’ingresso della Scuola di Pace di Monte Sole.

Monte Sole è un triangolo di colline fra la valle del torrente Setta e il fiume Reno. L’aspetto che ha oggi è soltanto una traccia sbiadita di quello che c’era all’inizio della Seconda guerra mondiale, quando case e piccoli borghi erano sparsi ovunque.
Il silenzio e la quiete di questo luogo apparentemente intatto sono il risultato di una violenza terribile: una violenza di cui danno testimonianza le rovine che vi si incontrano, segno di una violazione estrema dei diritti umani.

2 1943 – 1944 Novecento

Fra le linee

Prima tappa del percorso della memoria.
Prima tappa del percorso della memoria.

Durante la Seconda guerra mondiale l’area di Monte Sole era abitata da circa 2000 persone, che vivevano in piccoli borghi e case isolate.
Poco distante passava la Linea Gotica, la retroguardia difensiva dei nazisti.
Nella zona era attiva una brigata partigiana chiamata Stella Rossa, nata nell’ottobre del 1943 soprattutto per iniziativa di abitanti del luogo, di provenienze politiche e culturali diverse. Ne facevano parte cattolici, comunisti, liberali e socialisti, tutti decisi a mettere fine al fascismo, alla guerra e all’occupazione tedesca. La brigata conduceva azioni volte a ostacolare tanto la presenza quanto la ritirata dei nazisti.

Nell’estate del 1944 fu dispiegata nella zona la 16ª Divisione SS Panzergrenadier «Reichsführer» delle Waffen-SS, al comando di Max Simon. La divisione avviò un’operazione militare di rastrellamento del «territorio nemico» per distruggere i gruppi partigiani.
L’attività partigiana in quell’area era considerata pericolosa perché minacciava i centri di rifornimento, le linee di comunicazione e le vie di ritirata dei nazisti, e veniva bollata dall’esercito tedesco come «attività di banditi».

All’alba del 29 settembre 1944 le quattro compagnie del battaglione esplorante (Aufklärungsabteilung) della divisione, agli ordini dello SS-Sturmbannführer (maggiore) Walter Reder, partirono dalla valle del Setta dirette verso i diversi luoghi in cui si sospettava la presenza di partigiani. Altri reparti furono disposti nella valle del Reno per accerchiare e rastrellare la zona.
L’intera procedura era perfettamente conforme alle teorie dell’esercito nazista sulla lotta all’insurrezione, elaborate e affinate sul fronte orientale europeo.
La manovra nazista ottenne il risultato voluto: nel giro di poche ore i partigiani furono decimati e resi inoffensivi, e molti di loro abbandonarono la zona nel corso della notte.

L’operazione fu ripetuta nello stesso modo dal 29 settembre al 5 ottobre.
Le vittime furono quasi tutte civili italiani: i soldati nazisti uccisi furono soltanto sette, mentre i partigiani uccisi, catturati o feriti furono circa venti. I nazisti bruciarono le case e uccisero gli animali; le loro azioni culminarono nel massacro di 770 persone in sette giorni, fra cui 216 bambini, 142 anziani e 316 donne. Il comportamento di ogni plotone e di ogni squadra fu identico: le uccisioni di massa avvennero simultaneamente in luoghi a volte molto distanti fra loro, dove i civili venivano uccisi indiscriminatamente, spesso con le bombe a mano, e i corpi bruciati per far credere a morti sotto i bombardamenti. L’operazione interessò 115 località diverse: borghi, chiese, poderi e case isolate.

Gli eccidi di Monte Sole erano stati pianificati in anticipo e non furono la semplice reazione alla resistenza partigiana, che dal punto di vista militare era in realtà debole e isolata. Non si può quindi parlare di rappresaglia, ma di un’operazione di rastrellamento e di strage deliberata, perfettamente coerente con la strategia più ampia dell’esercito nazista in Italia: terrorizzare la popolazione — impedendo così qualunque forma di resistenza — e disperdere i gruppi resistenti già attivi.
Non veniva fatta alcuna distinzione fra civili e cosiddetti banditi: l’intera popolazione era considerata complice dei partigiani. Un atteggiamento che è conseguenza del disprezzo instillato nelle truppe naziste verso i partigiani, ritenuti banditi e bolscevichi, e verso le comunità in mezzo alle quali i partigiani operavano. Ogni reparto eseguiva gli ordini secondo i criteri del proprio comandante, e la 16ª Divisione SS fu certamente una delle più spietate fra quelle impegnate sul fronte italiano.

Dal punto di vista nazista l’operazione fu molto efficace.
Il territorio, i suoi abitanti e, con loro, ogni possibile forma di resistenza furono annientati.

3 fino al 1944 Novecento

Il borgo di Caprara

Le rovine del borgo di Caprara.
Le rovine del borgo di Caprara.

Caprara era il centro più popoloso del territorio. Fino alla fine dell’Ottocento fu sede del comune e quindi punto di riferimento per tutta la zona.

Nel periodo che ci interessa il comune aveva sede a Marzabotto, ma Caprara restava il principale luogo di incontro per chi viveva qui: c’erano l’osteria, le botteghe, il chiosco, si facevano feste e fiere; e poco distante si trovava la fontana più importante della zona.

4 29 settembre 1944 Novecento

Il cimitero di Casaglia

Che cosa ci dice il silenzio?
Che cosa ci dice il silenzio?

Il 29 settembre 1944, quando si sparse la notizia di quello che stava accadendo, molte persone si rifugiarono nella chiesa di Casaglia, arrivando da case e località diverse.
Erano soltanto donne, bambini e anziani. Al loro arrivo don Ubaldo Marchioni li stava già aspettando, e cominciò a recitare il rosario con loro.

Emblema dell’Unione europea

Questo progetto ha ricevuto finanziamenti dal programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Unione europea nell’ambito della convenzione di sovvenzione n. 870939.