Mostre virtuali
Due mostre partecipative, costruite insieme a chi le racconta.
Una mostra virtuale partecipativa non è il catalogo di una collezione. Non ci sono oggetti da conservare: ci sono parole, immagini e suoni scelti dalle persone che li hanno vissuti, messi uno accanto all’altro finché non cominciano a parlarsi.
Le due mostre nascono da un lavoro comune fra i superstiti della strage di Monte Sole, le persone rifugiate arrivate in Emilia-Romagna e la Scuola di Pace. Nessuno racconta al posto di un altro: ogni pannello tiene insieme voci diverse su una stessa esperienza.
Conforto raccoglie sette pannelli su ciò che consola. Le Consolations che Franz Liszt scrisse a Weimar nel 1849, e poi il gioco, il cinema, la scuola, il sole, la preghiera, la musica. Sono le cose piccole a cui ci si tiene quando tutto il resto è stato tolto.
Spaesamento ne raccoglie sei sul suo contrario: essere fuori posto. Il rossetto delle signore di Casalecchio, visto da una ragazza appena scesa da Monte Sole che capisce di venire da un altro mondo. Una città che forse non si riconoscerà più al ritorno. La rabbia, la neve, l’essere invisibili.
È lo stesso principio delle mappe interattive, applicato ai sentimenti invece che ai luoghi. Due esperienze lontane ottant’anni si assomigliano in dettagli che nessuna cronaca registra: che cosa fa male, che cosa consola, che cosa si perde per sempre e che cosa si può ancora imparare.
Le mostre si leggono pannello per pannello, nell’ordine che si vuole. Ogni pannello sta in una pagina sola e si può leggere in pochi minuti.
Sono nate dentro SO-CLOSE, progetto europeo del programma Horizon 2020 (convenzione n. 870939), attivo dal 2020 al 2022, e vivono ora qui, nel sito della Fondazione.

Spaesamento
Conforto