Cosa intendi con la parola pace?
Questa domanda ci viene rivolta sistematicamente durante i campi internazionali da adolescenti palestinesi, spesso con un tono leggermente duro. Il motivo ormai lo sappiamo: la parola pace viene utilizzata, ad esempio, nell’espressione pax romana per intendere un sistema di dominazione di altri popoli in una situazione di non belligeranza. A volte, un cessate il fuoco può essere definito pace. La loro diffidenza nei confronti di questa parola è comprensibile.
Alla Scuola di Pace di Monte Sole non abbiamo mai pensato che modelli di dominazione e oppressione possano essere chiamati pace, e che l’assenza di guerra significhi assenza di violenza.
Per noi pace è giustizia sociale, rispetto dei diritti degli individui, ma di certo non si può dare per scontato che sia così per chiunque e che quindi anche rispetto alla parola “pace” non ci siano insidie e significazioni diverse. In sintesi, quando diciamo “pace” non è detto che intendiamo tutti la stessa cosa.
Ecco perché quando il Festivaletteratura Mantova ci ha proposto di partecipare al loro programma chiedendoci di realizzare diversi interventi e laboratori sul tema della pace, abbiamo subito aderito con entusiasmo.
Siamo evidentemente onorate/i di partecipare all’evento, ma soprattutto siamo grate/i all’organizzazione di aver scelto di intervenire sulla tema della pace.
È una scelta coraggiosa, perché chiedersi cosa significa la parola pace implica lasciare la zona di confort dell’”estetica della pace” legata ai disegni di mani, colombe e arcobaleni quando si lavora con i bambini, o degli “slogan” con gli adolescenti o dei like ai post degli adulti, per innescare riflessioni più profonde.
Significa sezionare le pieghe e le eco che può assumere questa parola, dentro le quali è possibile manifestare contro la guerra e utilizzare linguaggi violenti sui social al tempo stesso.
Partendo come sempre da Monte Sole, il luogo che abbiamo scelto per riflettere, educare e praticare la pace: cosa rende la violenza possibile?
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