
30 settembre 1944 – 30 settembre 2023
Inaugurazione mostra, ore 13, c/o sede Comune di Marzabotto
𝗙𝗮𝗹𝗹-𝗼𝘂𝘁. 𝗙𝗿𝗮𝗺𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗰𝗲
𝗥𝗲𝗾𝘂𝗶𝗲𝗺 𝗲 𝘀𝗽𝗲𝗿𝗮𝗻𝘇𝗮
installazione Tatsunori Kano
Ancora oggi, il riconoscimento sincero delle vittime civili delle bombe atomiche sul Giappone non può essere dato completamente per scontato.
Negli anni passati, per alcuni era un fatto lontanissimo, perché lontano era il paese in cui era avvenuta quella tragedia, una lontananza spaziale, ma anche culturale.
Era difficile umanizzare le vittime, essere raggiunti da informazioni che non fossero solo numeri.
A parte ciò, ancora oggi ad alcuni risulta difficile considerarle vittime, perché erano “dalla parte sbagliata”. L’esercito giapponese era responsabile di crimini efferati, del massacro di Nanchino ad esempio, e risultava difficile considerare vittima la popolazione di uno stato il cui esercito era perpetratore.
Nell’immaginario la vittima deve essere innocente, pura.
Nella realtà le vittime possono anche sostenere o identificarsi con posizioni violente, ma questo non le rende meno vittime. Il dibattito per alcuni ancora in corso sulla necessità di quelle bombe atomiche non deve mai farci distogliere l’attenzione dal fatto che chi subì quella violenza non può essere definito altrimenti: vittima.
Uccisioni di massa, anche protratte nel tempo, come quelle subite dalle popolazioni di Hiroshima e Nagasaki non possono avere giustificazione.
Uccisioni di massa non possono avere giustificazioni.
[
: NS-Täter in Italien 1943-1945, archivio US NARA, vista dall’alto dell’area di Monte Sole nell’aprile 1945]

