“Crogiolo ardente e universale” è l’immagine utilizzata da Dossetti per riferirsi all’esperienza della Seconda Guerra Mondiale. La usa però spesso a guerra finita, quando finalmente sono pensabili un’Italia e un mondo diversi. Quest’immagine dunque ci descrive l’esperienza della guerra, ma contemporaneamente dice qualcosa di quello che sta succedendo in un’altra esperienza, quella politica. La comunanza di esperienza di lotta rende possibile la collaborazione tra persone con opinioni ideologiche assolutamente diverse, che però insieme decidono di poter dar vita alla Costituzione.
Nel crogiolo le esperienze si fondono, la passione politica infiamma le sedute delle commissioni, nessuno è disposto a cedere, perché la Costituzione non sia frutto di compromesso, ma piuttosto di collaborazione. È evidente lo sforzo di tener conto delle opinioni di tutti, nella convinzione che visioni diverse, persino antitetiche possano aiutare a definire i principi fondamentali.
Agire in maniera cooperativa significa tener conto dei bisogni di tutti, farsi carico anche dei bisogni altrui, diventare un noi senza bisogno di un “loro”.
La nostra azione educativa non dimentica quel “crogiolo ardente”, né la necessità che tutti e tutte abbiamo di essere capaci di diventare un “noi”.
“Anche il più sprovveduto o il più ideologizzato dei Costituenti non poteva non sentire alle sue spalle l’evento globale della guerra testé finita.
Non poteva, anche che lo avesse cercato di proposito in ogni modo, dimenticare le decine di milioni di morti, i mutamenti radicali della mappa del mondo, la trasformazione quasi totale dei costumi di vita, il tramontodelle grandi culture europee, l’affermarsi del marxismo in varie regioni del mondo, i fermenti reali di novità in campo religioso, la necessità impellente della ricostruzione economica e sociale all’interno e tra le nazioni, l’urgere di una nuova solidarietà e l’aspirazione al bando della guerra.
Quindi l’acuirsi delle ideologie appena ritrovate e l’asprezza dei contrasti politici tra i partiti appena rinati, e lo stesso nuovo fervore orgoglioso determinato dalla coscienza resistenziale non potevano non inquadrarsi, in certo modo, in più vasti orizzonti, al di là di quello puramente paesano, e non poteva non inserirsi anche in una nuova realtà storica globale a scala mondiale.
Insomma, voglio dire che nel 1946, certi eventi di proporzioni immani erano ancora troppo presenti alla coscienza esperienziale per non vincere, almeno in sensibile misura, sulle concezioni di parte e le esplicitazioni, anche quelle cruente, delle ideologie contrapposte e per non spingere in qualche modo tutti a cercare, in fondo, al di là di ogni interesse e strategia particolare, un consenso comune, moderato ed equo.
Perciò, la Costituzione italiana del 1948 si può ben dire nata da questo CROGIOLO ARDENTE E UNIVERSALE, più che dalle stesse vicende italiane del fascismo e del postfascismo: più che dal confronto-scontro di tre ideologie datate, essa porta l’impronta di uno spirito universale e in certo modo transtemporale.
È qui il luogo di ricordare che questa base di largo consenso – nonostante i dibattiti assai vivaci lungo il corso di tutti i lavori e gli antagonismi che dividevano allora il paese – portò a una votazione finale del testo della Costituzione che raggiunse quasi il 90% dei componenti dell’Assemblea costituente.
Non solo emblematicamente, ma effettivamente la triplice firma apposta alla sua promulgazione il 27 dicembre 1947 sta a significare in modo causativo la coscienza unitaria dalla quale nasce: la firma di Enrico De Nicola, capo provvisorio dello Stato, erede della tradizione liberale; la firma di Umberto Terracini, Presidente dell’Assemblea Costituente e fondatore, con Gramsci e Togliatti, del partito comunista italiano; e la firma di Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio e già primo successore di Sturzo alla segreteria del partito popolare”.
[G.Dossetti, I valori della Costituzione, Ed. San Lorenzo ]
La pillola video è un estratto dal discorso pronunciato nella sala dello «Stabat Mater» a Bologna il 22 febbraio 1986 in occasione della consegna dell’Archiginnasio d’oro da parte del sindaco, Renzo Imbeni (grazie a Lorenzo K. Stanzani e al suo “Quanto Resta della Notte”).