𝐿’𝑎𝑚𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑒𝑔𝑎 𝑐ℎ𝑒 ℎ𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑣𝑖𝑠𝑜 𝑖𝑙 𝑡𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑒 𝑖𝑙 𝑣𝑖𝑑𝑒𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑒𝑔𝑢𝑒 𝑠𝑡𝑎 𝑡𝑜𝑟𝑛𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑛 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎 𝑜𝑟𝑎: “𝐻𝑜 𝑙𝑒 𝑚𝑎𝑠𝑐ℎ𝑒𝑟𝑖𝑛𝑒, 𝑙𝑎 𝑠𝑜𝑙𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑎𝑙𝑖𝑛𝑎, 𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑒𝑟𝑎 𝑑𝑎 𝑠𝑐𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖 𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑎𝑡𝑡𝑎𝑟𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑑𝑖 𝑚𝑖𝑎 𝑚𝑎𝑑𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑑𝑖𝑓𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑚𝑖 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑎. 𝐸 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑏𝑖𝑔𝑙𝑖𝑒 𝑑𝑖 𝑣𝑒𝑡𝑟𝑜, 𝑑𝑎 𝑙𝑎𝑛𝑐𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑎 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑎 𝑖𝑛𝑖𝑧𝑖𝑎 𝑎 𝑖𝑛𝑠𝑒𝑔𝑢𝑖𝑟𝑐𝑖.”
Venerdì sera si è verificata un’escalation di violenza in Serbia, con innumerevoli segnalazioni di brutalità da parte della polizia e di uso eccessivo della forza, a seguito delle proteste guidate dagli studenti contro la corruzione legata alla ricostruzione della stazione ferroviaria di Novi Sad nel novembre 2024.
Era il quarto giorno di disordini in molte città della Serbia, tra cui Belgrado, dove la polizia ha lanciato gas lacrimogeni contro i manifestanti e ha cercato di separare i gruppi rivali di protestanti.
Decine di persone sono rimaste ferite negli scontri violenti, mentre centinaia sono state illegalmente detenute nell’ultima settimana da agenti di polizia regolari ma anche da persone che non avevano alcun distintivo di polizia e che molto probabilmente appartenevano alle frange criminali del partito progressista serbo al potere, i cosiddetti “lealisti” di Vucic assoldati per attaccare, picchiare, arrestare e rapire i manifestanti dalle strade delle città serbe. Studenti, giovani e persino bambini sono stati picchiati e gravemente feriti da diverse unità di polizia, compresi i vari commandi.
I video sui social media hanno mostrato la polizia con scudi e manganelli che picchiava manifestanti pacifici per le strade. In risposta alla brutalità della polizia, i manifestanti avrebbero lanciato pietre e uova contro la polizia in assetto antisommossa e i fedelissimi di Vučić. Questi ultimi, insieme alla polizia, sono stati accusati di aver lanciato fuochi d’artificio, pietre e bottiglie di vetro contro i manifestanti antigovernativi. A Belgrado, dove le proteste sono organizzate quasi ogni notte, diverse unità di polizia e fedeli armati di Vucic sono stati ripresi in video mentre picchiavano persone a caso per strada, lanciavano gas lacrimogeni in edifici residenziali e arrestavano e rapivano persone per strada.
Durante uno degli eventi di quella notte, una studentessa della Facoltà di Scienze Politiche, Nikolina Sindjelic, è stata arrestata insieme a un gruppo di studenti e cittadini a caso, tra cui un cittadino italiano, Alessio Laterza, da una delle unità di polizia di recente formazione, composta principalmente da membri del partito di Vucic e non da agenti di polizia professionisti.
È stata picchiata selvaggiamente dal comandante di quella unità di polizia, Marko Kricko, fedele a Vucic ed ex venditore di automobili, e minacciata di essere violentata davanti a tutti i presenti, compresi studenti, cittadini e agenti di polizia.
Sia Nikolina che Alessio, insieme a numerosi altri studenti e cittadini comuni, sono stati trattenuti per ore nel seminterrato blindato dell’edificio del governo serbo. Quando il cittadino italiano arrestato – che non aveva partecipato alle proteste, vive a Belgrado e stava tornando a casa dopo essere stato al cinema – ha chiesto un avvocato o di contattare l’Ambasciata italiana, gli è stato risposto che “questo non è un film di Hollywood”.
È stato trattenuto lì per ore, senza cibo né acqua, e in seguito la polizia e il giudice hanno provato a costringerlo ad accettare la dichiarazione di colpevolezza e ad ammettere di aver lanciato pietre contro la polizia, cosa che ha rifiutato di fare.
Ad Alessio è stata negata qualsiasi assistenza legale e la possibilità di contattare l’Ambasciata italiana durante la sua permanenza in carcere, ma al momento del suo rilascio ha confermato le torture subite da Nikolina e ha rafforzato le sue accuse di essere stata picchiata e minacciata di stupro nell’edificio del governo serbo dal capo di una delle unità di polizia.
In risposta a tutta questa brutalità, sempre più cittadini stanno invadendo le strade di molte città serbe. Vogliono che venga fatta chiarezza sulla corruzione dell’attuale regime, chiedono che venga fatta chiarezza sulla brutalità della polizia e chiedono che si tengano le elezioni. Nella loro lotta per la democrazia, lo stato di diritto e i diritti umani, rimangono senza sostegno e abbandonati, soprattutto – accusano – dall’UE e dalla comunità internazionale occidentale che preferisce la 𝘴𝘵𝘢𝘣𝘪𝘭𝘪𝘵𝘰𝘤𝘳𝘢𝘤𝘺 [così nel testo originale], la dittatura della stabilità di Vucic e gli accordi economici che egli stringe per rimanere al potere. Ha permesso alla Cina di occupare di fatto le miniere della Serbia orientale, ha placato gli americani e i loro partner dell’UE con l’accordo di Ohrid sul Kosovo, ha permesso a una nota società, la Rio Tinto, di entrare nella Serbia occidentale, una terra agricola ricca di litio, e ha stipulato un accordo con il governo tedesco per consentire la trasformazione di questa terra in una miniera di litio, cosa che non sono disposti a fare nel loro paese a causa dei danni ecologici, e infine un accordo con la Francia per rendere la Serbia un’area di deposito delle scorie nucleari francesi.
A differenza degli anni ’90, quando il mondo intero era contro Milosevic e le forze democratiche in Serbia erano sostenute dalla comunità internazionale occidentale, oggi chi protesta contro Vucic sa di essere solo nella sua lotta, mentre il mondo rimane in silenzio.
