
Questa ironica domanda del nostro collega DN, educatore, era un commento all’ultima avventura occorsa durante il campo con adolescenti israeliani/e, palestinesi, italiani/e e tedeschi/e dell’estate 2002, quando un giovane R.T., partecipante italiano, aveva preso in braccio un ragazzo palestinese, causando così la caduta del passaporto dalla tasca.
Questo aveva comportato il rinvio della partenza del gruppo palestinese all’aereo successivo, nonché un viaggio a tutta velocità da Monte Sole all’aeroporto Marconi per la consegna del passaporto, trovato per terra sulla strada davanti alla Scuola di Pace.
La Fondazione non era ancora nata, ma già si lavorava, e tanto, per la pace.
La frase ci torna spesso in mente, perché è vero, la pace non é facile.
Non solo ora, non lo è mai.
Richiede lavoro, sforzo, costanza.
In questi anni, la nostra Fondazione ha avuto la fortuna di incontrare tante persone con le quali condividere discussioni, ideali, divergenze e dalle quali ha ricevuto tanto sostegno, senza il quale – forse – a volte ci saremmo fermati.
Perché sul serio non è facile promuovere la pace, sia nella dimensione interpersonale, sia in quella più ampia.
Un’altra collega presente a quel campo, O.G., in una intervista disse: “Lavorare per la pace è un lavoro reale. Ci sono giorni in cui sei stanca e non ne hai voglia, vorresti stare a letto. Eppure ti alzi e lavori”.
𝑺𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒂𝒓𝒓𝒊𝒗𝒂𝒕𝒊 𝒂𝒍 22𝒆𝒔𝒊𝒎𝒐 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒍𝒆𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑭𝒐𝒏𝒅𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝑺𝒄𝒖𝒐𝒍𝒂 𝒅𝒊 𝑷𝒂𝒄𝒆 𝒅𝒊 𝑴𝒐𝒏𝒕𝒆 𝑺𝒐𝒍𝒆 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒈𝒓𝒂𝒛𝒊𝒆 𝒂 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒊 𝒄𝒉𝒆 “𝒆𝒑𝒑𝒖𝒓𝒆, 𝒔𝒊 𝒂𝒍𝒛𝒂𝒏𝒐 𝒆 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒂𝒏𝒐”.

