
È trascorso un anno da quando Ferruccio ha raggiunto la “fatal quiete” da lui spesso invocata.
Vogliamo immaginarlo in pace, quella pace che, pur non essendo mancata nella sua vita terrena soprattutto grazie alle tante persone che gli sono state vicine, era per lui ancora una sfida.
Spesso diciamo che l’elaborazione del trauma dei/lle sopravvissuti/e agli eccidi di Monte Sole è stata un percorso a carico delle vittime stesse e che a quei tempi non era come oggi. Non siamo però così sicuri che le cose oggi vadano molto meglio da questo punto di vista.
Sotto i nostri occhi si continuano a consumare tragedie le cui vittime spesso non vengono prese in carico da nessuno.
Sappiamo per certo che Ferruccio si preoccupava anche delle tragedie altrui, che il suo trauma non l’aveva reso insensibile ai traumi attuali di altre persone, che era in grado di fare connessioni e paragoni con quanto continua ad avvenire, in modo sempre più grave.
Vorremmo che questo anniversario non fosse solo lutto, ma piuttosto un richiamo all’impegno e all’azione.
Ci vediamo domani alle ore 10, alla Sala Polivalente di Marzabotto 

