
01.10.1944 – 01.10.2025
“𝐀 𝐦𝐨𝐯𝐢𝐧𝐠 𝐩𝐥𝐚𝐜𝐞” così uno dei partecipanti ai campi con adolescenti israeliani/e, palestinesi, italiani/e e tedeschi/e aveva definito Monte Sole.
È una definizione a cui abbiamo spesso pensato.
“Moving” significa commovente, ma anche in movimento, ed è proprio ciò che diventava Monte Sole per molti dei e delle partecipanti, una esperienza da portare altrove.
Per anni abbiamo non solo vissuto assieme per diversi giorni a Monte Sole, ma affrontato discussioni difficili, sofferto e gioito, litigato e imparato…
Noi ci occupiamo di progetti educativi e non sappiamo se e quando ci saranno le condizioni per poter lavorare ancora, ma il nostro impegno e la nostra preoccupazione e cura restano costanti.
𝑊𝑒 𝑐𝑎𝑟𝑒, insomma, perché quando la politica, il diritto internazionale, gli organismi preposti a intervenire per far terminare l’orrore, decidono di non attivarsi, il compito viene lasciato agli esseri umani, alla società civile.
In questi giorni in cui ricordiamo il massacro di civili a Monte Sole, crediamo che il lascito, l’eredità che proviamo a onorare, comporti anche il sostenere e seguire il tentativo disperato della società civile di fare arrivare aiuti umanitari a #Gaza.
È già avvenuto troppe volte, nei Balcani, in Siria… e bisognerebbe ripensare seriamente al ripristino del rispetto del diritto umanitario e internazionale.
In foto vedete un’alba sulla cima di Monte Sole, con ragazzi/e palestinesi e israeliani/e durante un campo alla Scuola di Pace.

