- Educazione alla pace
- La visita ai luoghi
- Il Laboratorio
- Pratiche e metodi educativi
- "Più pratica che teoria"
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di Marzia Gigli ed Elena Monicelli
"Educazione alla pace".
Quando questa è la risposta alla domanda: "Di cosa vi occupate alla Scuola di Pace di Monte Sole?", dallo sguardo dell'interlocutore, ci si accorge che la sua mente si è accesa in una ricerca di ancore (la risposta evidentemente non è stata né esauriente né soddisfacente). L'estrema complessità e nello stesso tempo l'estrema familiarità di questo concetto spinge a riferirsi a intrecci di luoghi comuni e stereotipi:
- educazione = trasmissione di contenuti e/o di modi di agire;
- pace = situazione idilliaca di amore e serenità reciproche.
La visita ai luoghi
Monte Sole tuttavia non si può spiegare, si deve esperire. Il tentativo di trovare delle chiavi di lettura passa, quasi necessariamente, per dubbi e domande. È questa la sua particolare forza. Implica un'esperienza che richiede, per viverla, la messa in gioco personale a tutto tondo: emotività, razionalità, passione intellettuale, socialità...
La visita ai luoghi è dunque viaggio in sé, punto di partenza di un percorso e perno di una riflessione.
È viaggio perché Monte Sole comporta il distacco da una realtà quotidiana personale caratterizzata da ambienti familiari e comportamenti consolidati. Esso si pone lontano dal clamore del vivere quotidiano. Comporta l'attraversamento. Per arrivare, si sale dalla valle - del fiume Reno o del torrente Setta - per un'erta collina. Oltrepassare quei corsi d'acqua è valicare un confine naturale, che divide improvvisamente la pianura (le valli) dal territorio degli eccidi; è, allo stesso tempo, superare una sorta di linea di demarcazione tra il "prima" e il "dopo", un confine simbolico, intimo e personale, per introdurre alla dimensione di uno sguardo non superficiale che nell'incontro nuovo con il proprio sé, si apra all'incontro nuovo con l'altro.
È punto di partenza perché dal racconto di Monte Sole si sviluppano percorsi storici, etici e civici. La lentezza del camminare sui luoghi offre il tempo e lo spazio necessari per entrare in contatto con quei territori e sentirli. Un luogo della memoria come Monte Sole comincia a parlare attraverso questo contatto, mediato da chi accompagna il gruppo.
è difficile attribuire una qualifica a questa figura che dà voce a Monte Sole, poiché è caratterizzata da un complesso insieme di competenze. Innanzitutto è una persona competente dal punto di vista storico e storiografico: è in grado di ricostruire un contesto usando ed incrociando interpretazioni storiografiche differenti, non fermandosi ad un discorso puramente evenemenziale; è in grado di far emergere, in queste interpretazioni, l'uso dei meccanismi della loro costruzione e, di conseguenza, di portare alla luce l'uso delle memorie da parte della storia e come sia possibile che alcune memorie rimangano fuori dall'elaborazione storiografica. Deve rendere evidente che la memoria di questo eccidio è fatta di tante memorie differenti e spesso contrastanti: di donne e di uomini che in diversi luoghi e in modo diverso sono state parte di questo tragico evento.
Lo scopo del suo lavoro è quello di selezionare alcune di queste voci e di dichiarare le ragioni della sua scelta, restituendo all'evento la complessità di cui ha bisogno per essere compreso.
In secondo luogo, è una persona competente dal punto di vista educativo: riesce a trasporre didatticamente i contenuti storici esperti di cui è portatore; riesce cioè a costruire, sulla base delle proprie conoscenze, uno spazio laboratoriale in cui il visitatore, in relazione all'età e al suo bagaglio conoscitivo, partecipa attivamente al processo di valorizzazione e ampliamento delle sue competenze e saperi.
Infine, è una persona competente dal punto di vista relazionale ed emotivo: è in grado di gestire un gruppo inserendo se stessa con sincerità nelle dinamiche che caratterizzano i visitatori, conquistandone la fiducia e instaurando una relazione educativa basata su un insieme di autorevolezza scientifica, sintonia umana e interesse reciproco; riesce a trasmettere il suo coinvolgimento emotivo per quei luoghi.
Ecco perché chi conduce un gruppo a Monte Sole è guida esperta, mediatore, facilitatore ed educatore al tempo stesso.
La visita-laboratorio è strutturata secondo un percorso a tappe che consente di sviluppare il racconto storico attraverso una crescente drammatizzazione volta a creare una tensione emotiva (Spannung) che culmina con la lettura di una testimonianza all'interno di uno dei luoghi più significativi del memoriale (cimitero di Casaglia).
In ogni tappa il racconto storico si svolge in maniera aperta richiedendo la partecipazione attiva dei visitatori: a informazioni fattuali vengono affiancati spunti che inducono alla riflessione. In questo modo il racconto si costituisce come un puzzle di informazioni, domande, dubbi e considerazioni che possono essere utilizzate dai partecipanti per costruire un proprio quadro interpretativo.
Nella prima tappa, il racconto si svolge a due voci: una voce fornisce la ricostruzione dei fatti della strage di Monte Sole mentre l'altra voce si sofferma su quello che definiamo contesto emotivo che la precede e che la circonda. Si cerca di comporre il quadro in cui erano immersi i protagonisti/attori (i soldati dell'esercito nazista e gli abitanti di quei luoghi) degli eventi in quegli anni: come poteva essere la loro vita, che tipo di educazione avevano ricevuto, a che tipo di discorso pubblico erano esposti, il contesto bellico della ritirata nazista lungo la penisola e la permanenza della linea del fronte, collegando tutto questo ai suoi effetti sulle persone. Per ricondurre ancor di più l'esperienza ad un livello personale, si chiede ai visitatori di scrivere su un foglio un'emozione, un'idea, un concetto, una riflessione, una parola, un qualcosa quindi che li abbia colpiti maggiormente del racconto appena ascoltato.
è da sottolineare che questa prima tappa è un luogo "educativo" scelto da noi e non è uno dei luoghi dell'eccidio che sono luoghi "della memoria" (115 tra case sparse, chiese, paesini e villaggi): è stato scelto per le sue caratteristiche geografiche - è un crinale, da cui è possibile avere una visione ampia della zona che è stata rastrellata. La presa di coscienza della geografia del luogo è, infatti, uno degli elementi necessari alla comprensione dell'evento storico.
Le altre tre tappe (borgo di Caprara di Sopra, chiesa di Casaglia e cimitero di Casaglia) sono progressivamente più incentrate sull'esperienza dei testimoni sopravvissuti alla strage e sul loro rapporto con gli esecutori (perpetrators): si lascia la parola alla lettura di testimonianze selezionate. Questa scelta è stata suggerita da più fattori: ancora non esiste una ricostruzione completa di quanto avvenne in quei giorni nei singoli luoghi e, inoltre, la lettura diretta del racconto accentua il coinvolgimento emotivo di chi ascolta.
Dopo avere fornito il contesto generale dell'evento, si cerca dunque di approfondire da un lato le dinamiche e i meccanismi della strage e dall'altro la conservazione ed elaborazione di quella memoria. Ciascuna sosta indaga differenti tematiche, e l'intera visita diventa così un prisma di temi contigui, una sorta di percorso modulare dove le questioni storiche, etiche, sociologiche, politiche e umane rilanciano continuamente il dibattito e la riflessione intima, necessariamente rivolti non solo al passato ma al presente del nostro vivere quotidiano.
La tensione drammatica che si sviluppa durante il percorso e che produce un coinvolgimento emotivo dei partecipanti, consente di trasformare quella che potrebbe essere solo una visita guidata in un'esperienza umana ed emotiva che ognuno vive a seconda delle sue caratteristiche e sensibilità. La visita/laboratorio, trasformatasi in esperienza, prepara così un terreno fertile per la riflessione.
Il laboratorio
La visita ai luoghi è quindi perno di una riflessione.
La storia e la memoria di Monte Sole raccontate durante il percorso sono catalizzatrici per un processo cognitivo che, sfruttando il potenziale emozionale, consente di affrontare vari temi in profondità ma secondo le capacità di ognuno. La visita non è mai uguale a se stessa ma diversamente focalizzata in relazione agli argomenti da approfondire e modellata sulle caratteristiche dell'uditorio (bambini, preadolescenti e adolescenti, adulti).
Ciascuna tappa è funzionale all'introduzione di specifici spunti di riflessione.
Si parte dal luogo educativo del crinale dove dal racconto degli eventi emergono diverse questioni che si svilupperanno nel corso della visita. Le proposte di riflessione vertono sulla storia personale e collettiva degli attori della strage: i sistemi dell'educazione totalitaria; l'esposizione alla propaganda; le esperienze pregresse di guerra; le storie dei singoli battaglioni; il sistema degli ordini nel teatro bellico italiano; la situazione emotiva dell'esercito nazista; la situazione emotiva delle popolazioni di Monte Sole; il rapporto tra la possibilità individuale di scelta e il contesto di cui l'individuo fa parte.
È importante sottolineare come questa emersione sia possibile anche grazie ad un uso accurato delle parole scelte per il racconto. L'attenzione alla terminologia usata è parte integrante di una pratica laboratoriale che non da per scontato nulla ma che punta a sviluppare in chi partecipa una consapevolezza critica rispetto al rapporto non casuale tra significante e significato, il che vuol dire realizzare che i significanti portano necessariamente con sé una grande molteplicità di connotazioni che influenzano il modo di interpretare il mondo. Usare l'espressione soldato nazista al posto di soldato tedesco, esplicitandone le ragioni, o attrarre l'attenzione sui diversi modi di definire la presenza resistenziale a Monte Sole (partigiani, banditi, ribelli, terroristi), permette di capire la complessità del fenomeno, i suoi legami con il presente e la molteplicità dei punti di vista.
- In che circostanze e in quale contesto spazio-temporale è avvenuta la strage?
- Quali erano i fini dell'operazione e quali fattori hanno contribuito a renderla cosà efferata?
- Perché le vittime sono state soprattutto donne e bambini?
- Chi erano gli uomini che hanno compiuto questo eccidio?
- Che tipo di educazione avevano ricevuto?
- Che ruolo ha la costruzione del nemico attraverso la propaganda?
- Hanno solo obbedito agli ordini ricevuti?
- Potevano scegliere di agire diversamente?
- Esiste una responsabilità individuale in contesto di guerra?
- Che cosa vuol dire scegliere?
- Quali sono le ragioni di una tale brutalità e ferocia?
- Cosa vuol dire "abbrutimento dovuto alla guerra"? È solo questa la ragione?
- Si poteva/si può disobbedire agli ordini ricevuti?
- In che condizioni si trovava e che cosa ha pensato chi l'ha fatto?
- Cosa significa parlare di conformismo in un contesto bellico e nella vita quotidiana?
- Cosa significa compiere una scelta differente?
- Dove erano i partigiani? Perché i soldati nazisti non salirono per i boschi a scovare i nascondigli dei partigiani ma si fermarono nei villaggi a massacrare i civili?
- Accanto alla paura delle vittime, si può parlare di "paura" anche per i carnefici?
- Che tipo di paura è? Cosa la differenzia da quella delle vittime?
- Si può parlare di costruzione delle paure per questo tipo di massacri?
Leggere e decodificare questo luogo vuol dire osservarlo nella sua totalità e capire che questa non è il risultato della somma di tutte le sue differenti parti. Al contrario spesso il visitatore si trova sorpreso e spiazzato dall'incongruenza del messaggio che ciascuno strato di memoria comunica accanto agli altri. Sembra un procedimento ovvio ma emerge la necessità di aiutare il visitatore a costruirsi una mappa dei moltissimi "segni" che incontra durante il suo cammino e che rischiano di disorientarlo in una confusione di emozioni che non riesce a gestire Lo scopo del lavoro educativo a Monte Sole non è infatti quello di stordire le persone lasciandole ad una indistinta tristezza. Lo scopo è quello di "utilizzare" il coinvolgimento emotivo per attivare una coscienza etica rispetto al proprio sé e al proprio contesto. In questo modo il visitatore riesce a fare i conti con le proprie aspettative pregresse, a ricollocarle e a metterle in relazione con il suo esserci.
- Cosa vedete intorno a voi?
- Cosa vi colpisce?
- Che significato date agli elementi che vedete in relazione a questo luogo?
- A che modalità del ricordo fanno riferimento?
- Esiste una stratificazione delle memorie? Quali? Come si riconoscono? Quale è la loro legittimità?
- Come deve appaesarsi un luogo della memoria per dare uguale riconoscimento a tutti gli strati di memorie che si sono depositati negli anni?
Qui si raggiunge il culmine della Spannung emotiva.
Chi accompagna il gruppo a questo punto fa un passo indietro e si affida alla suggestività e potenza del luogo. Il funzionamento di questo ritrarsi è direttamente proporzionale, però, all'efficacia del lavoro relazionale ed educativo svolto in precedenza. La capacità di ascoltare il luogo infatti è la risultante di quel lento e graduale processo di coinvolgimento composto dal complesso mosaico degli interventi precedenti. Entrare in contatto con l'ambiente circostante fatto di bosco, vento, rovine e silenzio significa il completamento di quel distacco dalla quotidianità che cominciava colla risalita dalle valli. Ci si immerge quindi in uno spazio e in un tempo separato (sacer, sacro) in modo da ritrovare un proprio tempo e un proprio spazio per riconoscere e gestire il carico emozionale e intellettuale accumulato. In quest'ottica il silenzio e la voce dei racconti testimoniali sono maieutici.
Il silenzio permette la concentrazione e l'ascolto delle proprie emozioni e dei propri pensieri oltre che una più profonda percezione del luogo nella sua interezza e nelle sue parti. I racconti testimoniali si configurano come un tramite tra il luogo e il visitatore nel presente e il luogo e un protagonista nel passato. è fondamentale che venga posto l'accento sulla parzialità della ricostruzione offerta dal racconto testimoniale. Questa precisazione fornisce lo spunto per una riflessione sui punti di vista, sulla loro relatività e sulla problematicità delle ricostruzione storica; rimanda al fatto che considerare la molteplicità dei punti di vista, la loro diversità e magari incongruenza è un dato di realtà e non solo di ricerca o astrazione. Di conseguenza, si trova un potente aggancio alla concretezza della propria attitudine verso l'osservazione del contesto, interrogando ancora una volta la propria consapevolezza di sé e del mondo. Il fatto di sottolineare questa parzialità del racconto consente di chiedere legittimamente l'assunzione temporanea del punto di vista proposto e di lasciarsi guidare in un processo di immedesimazione parziale, che consente l'attraversamento e il superamento dell'orrore. La voce narrante accompagna il visitatore dalla Chiesa fin dentro il Cimitero.
Contrariamente al fatto che l'eccidio di Monte Sole ha a che fare con un totale tracollo del "senso" (la sua completa distruzione), portare le persone sui luoghi corrisponde invece ad un tentativo di costruzione e ritrovamento del "senso" proprio mediante il tra-versamento dell'orrore. Questo avviene secondo una duplice modalità: nelle tappe fino a Casaglia l'indagine razionale punta a rintracciare condizioni e contesto dell'evento; Casaglia impersona l'incompletezza e l'insufficienza di questa indagine e al tempo stesso permette di continuare ad interrogarsi profondamente e a comporre degli elementi secondo una prospettiva differente. Nel cimitero di Casaglia uno stimolo conclusivo si concentra sulla figura di Giuseppe Dossetti, ivi sepolto nel 1996. La presenza della sua tomba in quel luogo non è casuale e su questa non casualità si cerca di attirare l'attenzione come prima tessera di quel ritrovamento di senso. Giuseppe Dossetti ha esperito e vissuto sulla sua pelle tutta la tragedia e l'orrore della guerra che il visitatore ha almeno intravisto durante il suo attraversamento dei luoghi. Come essere umano tenta di andare oltre il non senso della sua esperienza attraverso un'azione a tutto tondo nella polis. L'accento posto sul suo impegno politico è il primo passo di quel processo che chiamiamo educazione alla cittadinanza.
La concretezza e la materialità della presenza di Dossetti in quel luogo è parallela e contigua alla concretezza dell'assenza lasciata dall'orrore dell'eccidio e della guerra. Parlare per esempio dell'articolo 11 in quel luogo non assume caratteri astratti o utopistici bensì cogenti e fondamentali anche (e in maniera non secondaria) per convogliare il potenziale emotivo in una ricerca di significati razionali e di dubbi etici e politici, per la costruzione di una cultura di pace. Riflettere sulla costruzione di una cultura di pace non è in quest'ottica qualcosa di aleatorio, astratto e retorico ma ha a che fare con il proprio esserci, non più solo rispetto ai luoghi ma rispetto al proprio mondo.
- Respiriamo questo luogo. Cosa ci dice questo silenzio?
- Cosa ci dicono le parole dei sopravvissuti?
- Che cosa è la guerra? Che cosa è la pace?
- Qual è il significato dell'articolo 11 della Costituzione italiana?
- Perché è stato scritto proprio dopo la seconda guerra mondiale?
- Può esistere una giustizia per un massacro così? Chi sono i responsabili?
- Che significato hanno i processi che si sono aperti dopo 60 anni?
- Che cos'è il perdono? È possibile in questi casi?
- Cosa vuol dire riconciliazione? Che differenza c'è tra il perdono e la riconciliazione?
- Che significato reale ha la parola "pace"? Cosa vuol dire "costruire una cultura di pace"?
- Che ruolo giocano le memorie e il loro riconoscimento reciproco?
- dialettica tra memoria individuale e collettiva e loro elaborazioni storiche ed antropologiche;
- dinamiche dei meccanismi della violenza;
- equilibrio tra scelte individuali e contesti: responsabilità individuale;
- responsabilità collettive: educazione e propaganda
- Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: contestualizzazione e propedeutica;
- democrazia come pratica e scelta quotidiana, cittadinanza attiva;
- trasformazione non violenta dei conflitti;
- spirito delle regole e genesi delle carte costituzionali;
- costruzione del sé e dell'altro da sé: ruolo di stereotipi e pregiudizi.
Pratiche e metodi educativi
Perno di una riflessione e ritrovamento di senso.
Così come descritta e analizzata, la visita ai luoghi può essere realmente perno di una riflessione solo se viene inserita in un percorso educativo più ampio. Infatti il laboratorio-visita risulta sì un percorso compiuto, ma ciò che rimane al visitatore è un bisogno di approfondimento, di avanzamento e di ricerca di senso che necessita di altro tempo e di altri spazi.
Per diventare una sostanziale esperienza educativa, la visita deve completarsi in una pratica formativa in cui il visitatore abbia la possibilità e sia messo in condizione di esprimersi attivamente e partecipare attraverso una modalità più direttamente interattiva ed esperienziale.
Nel percorso che porta al ritrovamento di senso cui si accennava sopra, questa modalità è la strada maestra in quanto consente di dare spazio a tutti i dubbi, le domande e spunti sollevati durante il cammino. Il visitatore viene coinvolto in prima persona, chiamato a costruire il suo proprio senso: se fino a quel momento si è relazionato con l'accompagnatore da discente, a questo punto può giocare un ruolo attivo sfruttando il ruolo dell'accompagnatore, che diviene "semplicemente" facilitatore di un processo maieutico.
Come si concretizza un laboratorio interattivo ed esperienziale per divenire questo spazio maieutico?
Innanzitutto il primo cambiamento si osserva nella figura dell'accompagnatore, che da guida esperta diventa educatore/facilitatore: mantiene la sua autorevolezza di esperto ma rafforza maggiormente la sua capacità di ascolto, di osservazione e di valorizzazione delle dinamiche personali e di gruppo. La gestione di tutte queste dinamiche diventa il suo compito primario e lo scopo principale è quello di creare un setting appropriato e fecondo nel quale sia possibile ed agevole per tutti esporsi secondo le singole e personali modalità.
Questa atmosfera si crea a partire dal momento dell'accoglienza che è fondamentale per marcare quel distacco dalla vita quotidiana contenuto nell'esperienza a Monte Sole. I giochi di conoscenza sono essenziali per gli operatori per iniziare a rendersi conto delle diverse soggettività e del loro modo di interagire; contribuiscono a rompere il ghiaccio per i visitatori che iniziano a rendersi conto del tipo di relazione educativa di cui saranno soggetti, anche demolendo in parte le loro aspettative. Queste sono oggetto di un'indagine esplicita nella quale viene chiesto ai visitatori di esprimersi, anche in maniera anonima, rispetto al percorso che stanno per intraprendere. Un'altra essenziale parte dell'accoglienza è la discussione delle regole da darsi e da rispettare nel corso dell'esperienza. Questa fase avviene attraverso una discussione il più possibile aperta e condivisa che porta alla stesura di una "carta" votata democraticamente e non imposta dall'alto. Essa viene affissa nella sala principale della struttura della Scuola di Pace e mantiene la sua validità fino alla fine a meno che non vengano collettivamente discusse e decise delle modifiche.
Risulta immediatamente chiara e tangibile, quindi, una delle principali caratteristiche dell'esperienza volta allo sviluppo di una cittadinanza attiva: lo spirito delle regole, la loro necessaria e inderogabile condivisione, sia in fase di stesura che in fase di modifica.
Per i gruppi che si fermano a Monte Sole più di un giorno, un valore importante assume la sistemazione nelle camere. Il dormire insieme e il condividere uno spazio intimo come quello di una camera da letto non sono secondari nella sperimentazione concreta del significato di convivenza, rispetto, tolleranza e accettazione dell'altro. In questo senso comporre le camere casualmente, senza prestare attenzione a legami affettivi precedenti (a meno di situazioni particolari di cui si è a conoscenza), significa per i partecipanti doversi confrontare a tutto tondo con la dimensione dell'alterità e dello sconosciuto, senza potersi tirare indietro o fare affidamento su risorse solo esterne alle proprie. Le reazioni a questa proposta sono le più diverse: c'è chi ne è spaventato, chi ne è entusiasta, chi simula indifferenza. In ogni caso lo scopo è raggiunto in quanto la tematica del rapporto col "diverso/ignoto" assume concretezza e comincia a emergere ponendo questioni.
La visita-laboratorio di cui abbiamo diffusamente parlato si pone dopo questo momento di accoglienza, per cui gli operatori sono in grado di tarare il percorso rispetto alle caratteristiche del gruppo che sono emerse.
Successivamente al laboratorio-visita sui luoghi si rende necessario un discreto periodo di tempo libero, funzionale anch'esso al processo educativo.
Per l'approccio sviluppato dalla Scuola di Pace, infatti, risulta essenziale il concetto di "perdita di tempo". L'originale forma di "casa-scuola" favorisce il realizzarsi di un ambiente in cui i tempi dell'educazione si intrecciano coi tempi dell'attesa, della quotidianità, i tempi del gioco con i tempi delle chiacchiere. I ritmi frenetici della quotidianità rallentano e il processo di apprendimento si rivela in tutta la sua complessità e completezza, mescolando le peculiarità e le caratteristiche di tutti quei "tempi" così diversi tra loro. Educazione a Monte Sole vuole anche dire quindi tempi rilassati che consentono una certa metabolizzazione emotiva ed intellettuale delle esperienze vissute. La vera e propria attività di riflessione a proposito delle questioni che la visita ai luoghi ha fatto sorgere si svolge a gruppi misti, bilanciati e piccoli. Questi tre aggettivi racchiudono molto del senso della teoria educativa di Monte Sole. I gruppi sono misti nel senso del genere e, nel caso di gruppi internazionali, nel senso dell'appartenenza nazionale. Essi sono poi bilanciati seguendo criteri diversi a seconda del tipo di lavoro che si svolge e dell'obbiettivo che si vuole raggiungere. è stato infatti constatato che non sempre funziona far lavorare assieme gli individui più trainanti e quelli più passivi. I primi spesso si preoccupano solo di svolgere il compito assegnato trascurando il processo di condivisione coi compagni mentre i secondi rischiano di lasciarsi trainare senza tentare lo sforzo di mettersi in gioco. Questa prima tipologia di gruppo misto per funzionare ha bisogno della presenza costante del facilitatore che consente la partecipazione di tutti gli elementi alla discussione. Nel caso in cui l'obbiettivo primario non sia solo lo sviluppo di una discussione ma quello che noi chiamiamo uno sforzo di cooperazione creativa, allora la tipologia di gruppo migliore risulta essere quella bilanciata mettendo insieme da una parte tutti i soggetti usualmente trainanti, che dovranno quindi sperimentare il compromesso e la mediazione; dall'altra parte, i soggetti tendenzialmente passivi che sperimenteranno una necessaria assunzione di responsabilità rispetto al raggiungimento degli obbiettivi del gruppo. I gruppi sono infine piccoli, e anche questa unità di misura viene tarata a seconda degli scopi del laboratorio. Le discussioni vedono al massimo 15 partecipanti, mentre nel momento dello sforzo di cooperazione creativa non sono coinvolte più di cinque persone. Questa modalità viene seguita al fine di offrire a tutti la possibilità, il tempo e lo spazio per dare il proprio contributo.
La seduta plenaria viene utilizzata solo come veicolo di comunicazione dei risultati dei singoli gruppi, al fine di raggiungere una certa condivisione dei risultati ottenuti.
Questi ultimi non possono essere valutati in termini assoluti ma solamente in relazione ai punti di partenza di ciascun gruppo e di ciascun elemento del gruppo. L'educatore, infatti, ha avuto modo di rendersi conto di queste caratteristiche nelle attività preliminari e durante la visita e ha quindi potuto calibrare le richieste.
La metodologia prescelta è quella di dare consegne vaghe e totale libertà espressiva, che si avvale di una grande varietà di materiali: testi, colori, plastilina, stoffe, musica, etc.
Per consegne vaghe si intendono indicazioni non troppo precise che lascino ampie possibilità di interpretazione: non si intende valutare la ricezione di alcuni contenuti trasmessi ma la libera rielaborazione degli spunti e sollecitazioni, proposte in maniera da permettere l'autonoma costruzione di conoscenza. Questa metodologia spesso spiazza il visitatore che si trova a contatto diretto con i propri limiti, con la difficoltà di costruire una conoscenza autonoma trovandosi nella necessità di creare un proprio percorso intellettuale. Diventa possibile esperire la propria inadeguatezza e allo stesso tempo la complessità e il fascino della tensione conoscitiva. Possono emergere contenuti conoscitivi totalmente inaspettati anche per l'educatore stesso, viene valorizzata l'originalità della produzione individuale conseguente ad un peculiare percorso intellettuale. Se per esempio si lavora su un'immagine di propaganda italiana del periodo che va dal 1943 al 1945 e se ne chiede la lettura, può accadere che vengano date interpretazioni molto diverse tra loro e che questo consenta lo svilupparsi della discussione e del confronto, anche portando alla luce stereotipi e pregiudizi interpretativi.
La discussione, sarà chiaro a questo punto, non è fine a se stessa ma è funzionale ad un complesso processo di decostruzione che mira sia a evidenziare le operazioni cognitive che sono alla base dell'interpretazione sia a rendersi consapevoli delle proprie cornici di attribuzione di significato.
Questa momento di discussione si pone come l'inizio dell'ultima fase della struttura laboratoriale. Il fatto che sia l'ultima non la rende accessoria: la parte dedicata alla restituzione (debriefing) è essenziale in quanto permette di raggiungere un certo grado di consapevolezza rispetto alle ragioni di fondo del laboratorio, alle sue diverse parti, ai processi attivati e agli obiettivi raggiunti.
La domanda centrale è infatti: "perché abbiamo fatto tutto questo?".
Nel rispondere sarà possibile identificare e rendere esplicito il percorso intellettuale ed emotivo che ha caratterizzato la presenza del gruppo e dei singoli a Monte Sole. Inoltre sarà possibile far emergere le differenti percezioni rispetto ai legami tra il luogo Monte Sole e le riflessioni compiute sul passato e sul presente, ammettendo anche l'eventualità che per i visitatori questi legami non siano in realtà così rintracciabili. Deve essere il dibattito tra i componenti a identificare questo legame e qui torna ad essere rilevante il ruolo del facilitatore - maieuta, capace di trasformare la discussione in una ricerca di senso del luogo Monte Sole e dei temi che la visita ha sollecitato.
"Educazione alla pace". In ogni caso più pratica che teoria.
Ciò che è stato fin qui descritto e analizzato è la trasposizione teorica di un lavoro che è tutto pratico e che si deve confrontare quotidianamente con "vere persone con veri problemi".
I nodi teorici e gli obiettivi metodologici sono continuamente interrogati dall'esperienza e di conseguenza costantemente sottoposti a revisione. Il lavoro educativo è ricerca e azione allo stesso tempo ed ogni laboratorio si trasforma in un tassello della complessiva costruzione concettuale.
Questa consapevolezza pedagogica, che può apparire ovvia, risulta ancora più necessaria nel caso si accosti il termine "educazione" al termine "pace". I due concetti sono, per noi, dotati di una radice comune che rende entrambi imprescindibilmente legati al nostro comune esserci quotidiano. Siamo chiamati in ogni circostanza a metterci in gioco: facendo o non facendo scelte, prendendo o non prendendo posizioni, comunque influenzando il mondo che ci circonda.
Il pericolo, in questo contesto, della pura e semplice astrazione è talmente grande che il rischio è di sentirsi assolti e non chiamati in causa a livello personale (emotivo, intellettuale, fisico), non avvertendo l'importanza del proprio individuale coinvolgimento: primo, necessario e sostanziale passo per la costruzione responsabile e consapevole di una reale cultura di pace.
Ogni generazione non può ricevere la libertà su di un piatto pronto,
ogni generazione la deve creare per sé (...)
perché quando non c'è soggettività politica individuale o collettiva
si crea lo spazio per la costituzione di identità "definitive",
di diversità "definitive" in contrasto l' una con l'altra che sono per definizione potenzialmente violente
e reciprocamente omicide
Rada Ivekovic
Bibliografia ragionata e riferimenti intellettuali dell'approccio educativo della Scuola di pace di Monte Sole
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Collana “ Partenze” della Meridiana: materiali vari di pratica educativa
