DICONO DI NOI…
… raccolta di commenti e considerazioni mandati da chi ha partecipato alle nostre attività educative….
Crema, 3 maggio 2013
Ringrazio per la giornata del 03-05-2013 che è piaciuta molto sia a noi insegnanti, sia ai nostri alunni, i quali hanno espresso spontaneamente la soddisfazione per la visita ed i laboratori (ciò capita di raro).
Buon lavoro a tutti voi.
Emanuela Leva – professoressa della Scuola media Vailati
Empoli, marzo 2013
Cara Marzia, ripresomi dalle fatiche del viaggio torno a scriverti innanzitutto per ringraziarvi della bellissima esperienza fatta con le due classi, dei laboratori che hanno lasciato i ragazzi davvero “diversi” e cresciuti; in molti sono tornati con una nuova consapevolezza di sé.
Ti prego di estendere i ringraziamenti anche a Elena e agli altri operatori della Scuola di Pace.
Tra alcuni giorni verranno altre classi dal nostro istituto e spero che proveranno le stesse sensazioni che abbiamo provato noi.
David Parri – professore del Liceo Pontormo
Ferrara, ottobre 2012
I ragazzi (e i loro docenti) di 5N e 5M sono rimasti molto colpiti e contenti dell’esperienza. GRAZIE
Andrea Celeghini, professore del Liceo Roiti
Bologna, ottobre 2012
Volevo ringraziarvi di tutto! Con Mattia e Stefano è andata come sempre benissimo. Tutti i ragazzi erano veramente felici di aver trascorso momenti così belli e intensi, entusiasti a tal punto che mi hanno chiesto se domenica 11 novembre, tempo e impegni permettendo, possiamo tornare a Monte Sole con Benedetta, la ragazza che era in ospedale. Sarebbe bello poter venire più di una volta all’anno!
Valeria Mannelli, professoressa Scuola media Fabrizio De Andrè
Bologna, 16 maggio 2012
Due righe solo per dirvi che l’esperienza di ieri è stata davvero FANTASTICA! Secondo i ragazzi è stata addirittura superiore alle loro aspettative (che pure erano alte), infatti questa mattina mi hanno chiesto di tornarci l’anno prossimo per proseguire il lavoro iniziato.
Intanto a scuola proveremo a lavorare nella direzione che i due bravissimi operatori ci hanno indicato.
Perciò grazie ancora tantissimo del vostro magnifico lavoro, vera ENERGIA PULITA RINNOVABILE E INESAURIBILE.
Paola Colella, professoressa Liceo classico Minghetti
Empoli, 9 maggio 2012
Prima di tutto grazie per il vostro lavoro, siete riusciti a trasformare un memoriale in un presidio di resistenza attiva contro i fascismi. Grazie come cittadina di una democrazia in crisi e grazie come insegnante che, come voi , crede che per costruire la pace non ci si possa limitare a trasmettere valori alternativi, magari alti e belli, ma accettati e “subiti” dai destinatari del processo educativo, all’interno di un rapporto asimmetrico e di potere. Educare criticamente alla libertà di pensiero, alla solidarietà e alla pace porta in sé l’insanabile contraddizione che per farlo bisogna lasciare liberi, non bisogna trasmettere il valore della libertà, della pace, ma costruire pazientemente insieme una storia comune che si nutra della memoria del passato e della spinta trasformativa verso futuro. La vostra didattica interattiva,antidogmatica, problematizzante, socratica insomma, è all’altezza di questa sfida coraggiosa. Sa usare la memoria della violenza, del razzismo e dell’ingiustizia che furono per non rimuovere l’orrore potenziale che si cela dentro ognuno di noi oggi e per costruire gli anticorpi intellettuali e umani nei confronti delle attuali forme di stigmatizzazione sociale, di discriminazione, di disumanizzazione del “nemico” fino alla sua distruzione. Riguardo al primo aspetto, Il lavoro di scavo nella psicologia dei carnefici, che ha una parte così importante nel vostro laboratorio, è estremamente efficace, come mi hanno confermato anche i ragazzi. Mi domando se il secondo aspetto, quello propositivo, finalizzato alla costruzione dello spirito critico e della storia che verrà, segua necessariamente dal primo. Mi chiedo in altri termini come andare avanti. Dal mio punto di vista l’educazione alla pace è educazione alla libertà di scelta dell’uomo davanti all’abisso e al senso di responsabilità nei confronti degli altri che segue da questa scelta. Mi domando come dare gambe a questa opzione ideale che mi pare muova anche la vostra azione. D’altra parte, e spero di non essere fraintesa, in un’epoca priva di visioni collettive, di grandi narrazioni comuni spesso mancano punti di riferimento ideali. Mi domando se una didattica programmaticamente non predisposta alla risposta al dubbio, ma anzi a sollevare la domanda ulteriore, il che è sicuramente utile nella decostruzione degli stereotipi, non sia comunque sufficiente a fornire gli strumenti per la costruzione di nuovi orizzonti comuni . Mi sono spesso chiesta se la mia proposta didattica, per quanto possibile non prescrittiva e antidogmatica, non lasci i ragazzi privi di punti di riferimento, non riuscendo neppure a fornire gli strumenti per coltivare la speranza e il coraggio di costruirsene di propri. Mi pare che il vostro progetto fughi, per quanto possibile, anche questo rischio e che offra un esempio virtuoso in questo senso. Il problema rimane aperto. Come fare a riportare questo modello nella scuola che purtroppo molto spesso, anche nostro malgrado, finisce per rimanere un’istituzione totale? Tornati in classe giovedì e venerdì abbiamo discusso e ci siamo confrontati a lungo. Per iniziare ho chiesto agli studenti di rispondere per scritto, in forma anonima se preferivano, a due domande, la prima relativa alla descrizione dei fatti e alle loro ragioni, la seconda riguardo alle emozioni e riflessioni suscitate dall’esperienza di Monte Sole e sull’utilità di questo laboratorio per loro. Tutti hanno sintetizzato i fatti con una certa precisione, alcuni hanno provato a ricostruire i perché, sia quelli di carattere “storico” che quelli connessi alla psicologia dei carnefici; per tutti non è possibile la riduzione ad una risposta unica, nessuno però ha parlato di follia dei persecutori o di obbedienza agli ordini, hanno fatto semmai riferimento alle molte analisi emerse dai due gruppi. Per la maggioranza di loro è stato fondamentale potersi immedesimare nei civili grazie alle emozioni suscitate dalla testimonianza delle loro parole e percorrendo i loro passi negli luoghi delle stragi, per alcuni è stata la scoperta della rabbia nei confronti delle ingiustizie, per altri è stata la scoperta della brutalità della guerra, per tutti un esercizio di umanità e di empatia. Nessuno, però, si è limitato a questo primo livello, per tutti è stata una scoperta provare a guardare la vicenda in un’altra ottica, nella prospettiva del carnefice, tentare di individuarne le motivazioni; come hanno sottolineato alcuni, non allo scopo di giustificare, ma di comprendere per non riprodurre gli stessi meccanismi in futuro. Per tutti è stato importante per capire quelle vicende, per non riprodurre gli stessi errori in futuro, per capire che siamo a rischio anche oggi. Per l’intera la classa è stata un’esperienza densa di emozioni, importante, da far fare a tutti. Per una ragazza del gruppo di Stefano, “ascoltare le testimonianze è servito a capire che nonostante abbia un dolore che non mi dà pace devo andare avanti”. Abbiamo provato a riflettere insieme sugli stereotipi, i razzismi, gli eccidi di oggi, è molto difficile per loro, come vi avevo già scritto, riconoscere i propri meccanismi di esclusione, di subordinazione ai modelli dominanti e di accettazione/riproduzione della logica del capro espiatorio. Si sentono impotenti riguardo alla possibilità di cambiamento, rassegnati alla barbarie umana, come ad un destino inesorabile di cui, anche una volta riconosciuti potenzialmente responsabili, non si sentono attori possibili di cambiamento. Mi pare però che questa esperienza li abbia spiazzati, messi a nudo, chiamati in causa, fatti sentire parte di un processo. Per me il cambiamento e la costruzione di nuovi orizzonti umani parte proprio da esperienze come la vostra, questo e altro ancora ho risposto ai ragazzi quando mi hanno chiesto il mio punto di vista, la mia domanda (richiesta speranzosa) di congedo ai ragazzi è stata se lo potremo fare insieme. Per tutte queste ragioni mi piacerebbe trovare altri momenti di confronto con voi, se organizzate iniziative rivolte agli insegnanti o altre mi piacerebbe, se possibile, essere coinvolta. Vi chiedo anche se, con calma, potete inviarmi la bibliografia che utilizzate per la preparazione dei vostri laboratori. Vorrei intanto prenotare per un laboratorio di due giorni per la mia futura quinta, a fine Settembre, inizio Ottobre, se possibile. Grazie di cuore, a presto spero. Un abbraccio
Francesca Spalla, professoressa del Liceo Calasanzio
Cesena, maggio 2012
Vi invio alcuni pensieri estrapolati dai testi dei ragazzi, alcuni sono stati scelti da me altri da loro.
L’ordine vuole/voleva essere cronologico più o meno… “Ci“ scusiamo per alcuni errori ma ho preferito lasciare come loro hanno scritto perché è più diretto meno artificioso.
Prof. Loredana Baldacci
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Mi ha fatto pensare una testimonianza che ci hanno raccontato. In un primo momento due ragazze, dopo l’uccisione degli altri, hanno cercato di scappare ma sono state uccise, quando c’era un solo soldato e una ragazza ha tentato di fuggire, il soldato l’ha aiutata (a fuggire), anziché ucciderla.
Mi ha fatto pensare che UNA PERSONA, quando è in gruppo, è portata a seguire il comportamento del gruppo, mentre quando è da sola può essere veramente se stessa.
Alle dieci dopo aver salito una collina impervia siamo arrivati alla scuola. E’ un posto piacevole con un giardino ben tenuto e una stanza accogliente. Poi siamo partiti. Abbiamo fatto 100/200 metri in salita e ci siamo fermati su una collina da cui si godeva un panorama veramente bello; interessante il contrasto tra le colline e l’autostrada che taglia la vallata in due e sullo sfondo si trova il M.Cimone ancora innevato. Fermi sulla collina abbiamo iniziato a fare un gioco divertente in cui dovevamo associare un aggettivo alla prima lettera del nostro nome.
Da quel momento è iniziata la vera lezione, abbiamo parlato per chiarirci le idee sulla differenza fra nazisti, partigiani e fascisti (cosa che non avevo mai capito).
Poi ci siamo alzati e abbiamo proseguito verso Caprara che ora non esiste più a causa della guerra. La guida ci ha detto che bisognava avere molto rispetto di questi luoghi e di stare in silenzio. Ci siamo seduti sull’erba e ci ha raccontato l’importanza di queste rovine e anche un pezzo di storia che era avvenuto qui.
..dove la guida ci ha raccontato la storia di Cornelia, una bambina che durante l’attacco degli SS svenne in seguito ad un’esplosione, si ritrovò nascosta sotto una montagna di cadaveri ma la cosa eccezionale è che tuttora non prova rancore nemmeno verso chi uccise i suoi familiari.
Le immagini – fotografie che dovevamo scegliere dovevano rappresentare le sensazioni di Cornelia ma anche nostre.
Io ho scelto quella del piatto rotto che per me rappresentava la distruzione del villaggio.
Al ritorno erano tutti affaticati mentre io e Rossi avevamo un tasso di adrenalina nel sangue oltre la norma e ci siamo bagnati con le bottiglie e a rincorrerci. Dopo abbiamo mangiato e giocato per un’oretta. Siamo rientrati nella scuola e abbiamo ragionato sull’immagine che ognuno di noi aveva scelto nel cimitero. Io presi la foto di un sentiero vuoto perché ho provato a immaginare Cornelia come si sentiva “vuota” e il sentiero stava a rappresentare la sua vita che proseguiva da sola. A quel punto siamo andati a mangiare e dopo una breve partita siamo ritornati a far lezione. Abbiamo parlato del perché hanno fatto queste terribili azioni, del dolore e delle emozioni provate dai civili e dai soldati, ed è venuto fuori che molta della violenza fatta dai nazisti era colpa della educazione avuta, del periodo storico e di un grande senso del dovere. Ma la domanda, il succo della gita stessa è se anche con il senso del dovere e tutto si poteva rifiutare. Si possono giustificare le terribili azioni commesse? No, per me, perché quello che hanno fatto è al di sopra del perdonabile.
Secondo il mio parere quegli uomini erano stati condizionati, perché fin da piccoli erano stati cresciuti con quelle idee dalle famiglie, dalle scuole, dal conformismo, dalla paura e dalla propaganda ma questo non è per giustificarli perché quello che hanno fatto è orribile ma solo per provare ad immaginare il pensiero di quei soldati.
Oggi, come fare per evitare che riaccada? E’ difficile rispondere.
Opporsi alla maggioranza non è facile, come in un gruppo di amici: la maggioranza fa una cosa e la fai anche tu per non essere escluso, considerato diverso, ma bisogna capire cosa è bene cosa è male. Questa gita mi ha aiutato a capire che bisogna fare quello che uno si sente dentro a rischio di essere preso in giro. Bisogna seguire le proprie idee, i propri sogni e crederci fino in fondo.
Questa esperienza la consiglierei a chiunque e suggerirei di non partire con il pensiero di andare in un’altra scuola, ma di partire con la voglia di scoprire, di conoscere.
Non posso dire di essermi divertito, perché l’argomento trattato era molto triste, ma nel complesso è stata un’esperienza molto piacevole, preziosa e interessante. Io la consiglio a tutti, adulti e ragazzi.
Infatti, io e i miei genitori (solo mio babbo) abbiamo pensato di ritornarci quest’estate, perché lui ama particolarmente la storia e la natura e devo dire che un posto così non potrà che interessarlo.
Noi, con Stefano siamo andati in una saletta, ci siamo seduti in cerchio e abbiamo pescato a caso i bigliettini che avevamo scritto nel cimitero. Da ognuno di questi bisognava estrapolare la parola o i concetti più importanti, mentre Stefano li trascriveva sopra un cartellone.
Su questo erano comparse parole come RABBIA, CATTIVERIA. DOLORE, SOFFERENZA.. e per questo ci siamo messi dalla parte del carnefice per capire quali sensazioni potevano spingere un soldato a commettere azioni simili. Naturalmente niente può giustificare questi gesti, ma una spiegazione era forse la rabbia provata in passato, o perché se non facevi quello che ti dicevano gli altri o che facevano gli altri ti sentivi solo.
Una volta a casa, mentre raccontavo cosa avevamo fatto in gita ai miei genitori, pensavo e ripensavo a quelle persone, ai soldati senza pietà che per non vedere in faccia chi uccidevano agivano da fuori, pensavo anche di essere molto fortunata a non vivere come quei bambini, quella tremenda tragedia. Questa gita è stata per me veramente significativa. Consiglierei a tutti questa esperienza che mi ha fatto crescere interiormente. Credo che , se c’è un modo per evitare, in futuro, una cosa simile, è quello di continuare ad andare lassù e di tenere viva la memoria di questa strage.
Classi 2°B e 2°C -Scuola media Viale della Resistenza
Empoli, 26 Aprile 2012
Il giorno 17/04 siamo andati a Monte Sole, il viaggio è stato un po’ duro, ma, appena siamo arrivati, abbiamo trovato la totale tranquillità e la totale pace. Nei tre giorni abbiamo visitato vari luoghi e ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa. Infatti secondo me questa è stata un’esperienza fondamentale e molto importante perché ho imparato cose che non avevo mai sentito. Una cosa che veramente mi ha colpito e che proprio no sapevo è che i tedeschi chiudevano in delle case o dei rifugi i civili e li uccidevano con una bomba, senza guardare, per non assumersi troppe colpe. Secondo me a Monte Sole è stato fondamentale anche il ruolo delle educatrici, perché, essendo molto preparate sull’argomento, sapevamo toglierci qualsiasi dubbio e riuscivano a capire sempre le tue emozioni, anche se a volte erano espresse male. Tutti i luoghi che abbiamo visitato erano molto particolari e, se chiudevi gli occhi e ascoltavi l’educatrice, riuscivi a immaginarti tutto, senza nessuno sforzo. I luoghi che mi hanno colpito di più sono due: il primo è stata la chiesa, perché pensare che lì dentro è stata uccisa una ragazza che, purtroppo, non poteva camminare mi fa suscitare una rabbia e un disgusto atroce verso quei malati di mente tedeschi. Il secondo luogo (quello che mi ha colpito più di tutti, ma non solo della gita, ma di tutta la vita) è stato il cimitero perché, chiudendo gli occhi lì dentro, ho immediatamente pensato al terreno che stavamo calpestando, che era un terreno dove c’era stato del sangue e dei terrore, dove persone disperate hanno pianto i loro cari, dove gente ha perso parte della sua vita e dove gente è stata costretta a lasciare la sua anima, perché non riusciranno mai a togliersi quella brutta esperienza dalla testa. Le prime sensazioni che mi ha suscitato il cimitero sono la rabbia e la tristezza e la paura, ma la sensazione che ha prevalso è una sensazione indescrivibile che mi ha portato a pensare tutto. Vorrei potervela descrivere, ma da quanto è brutta e triste proprio non ci riesco. Ancora oggi noi parliamo di questi fatti perché in qualche modo vogliamo ricordarli o farli capire, ma, secondo me, molte persone ne parlano così, come se non fosse niente, invece no, non sono cose da niente, anzi: sono cose bruttissime. Tutti dovrebbero fare queste visite, non solo i ragazzi, perché aiutano veramente tanto a capire. Noi oggi cerchiamo anche di ricordare quelle malcapitate persone e in un certo senso le onoriamo. Un altro problema però è che ancora oggi alcune persone continuano a pensare che ci sia la razza superiore e la razza inferiore, come ad esempio in America i neri vengono considerati meno, anche se è vietato, o come in Italia, quando succedono episodi di violenza o avvengono dei furti, diamo subito la colpa agli extra-comunitari. Come ho detto all’inizio, questa gita è stata molto interessante e istruttiva per me, quindi la proporrei a tutte le altre classi. Volevo dire anche un’altra cosa a tutti i ragazzi che dovranno andarci: “Ragazzi, oltre ad aver imparato cose nuove, noi ci siamo divertiti molto, quindi, ANDATECI!”.
Tema di Simone Di Stefano, studente, 2° sup. a.s. 2011/12, Istituto Brunelleschi
Bologna, aprile 2012
Sia pure con un po’ di ritardo volevo ringraziare per la giornata trascorsa insieme: è stato tutto molto bello, anche i nostri ragazzi sono stati contenti. Oltre al percorso, ho apprezzato molto anche il taglio del laboratorio, che, sia pure con i limiti di tempo che avevamo, però ha lanciato ai ragazzi degli spunti importanti per decodificare meglio il passato, ma anche il presente.
Francesca Accorsi – professoressa Scuola media Farini
Bergamo, marzo 2012
La nostra visita a Monte Sole… è stata davvero una cosa importante ed emozionante.
Le due classi che hanno partecipato ai laboratori lunedì 12 marzo hanno proseguito poi il loro viaggio per Barbiana martedì, mercoledì a Lucca e poi a casa. “Ma il giorno più bello della gita è stato lunedì” è stato il coro sul pullmann.
Stamattina le ragazze di quinta, come già avevano proposto sulla strada del ritorno, hanno appeso in classe i cartelli del laboratorio e hanno raccontato a chi era rimasto a casa il lavoro fatto. Hanno concluso la rielaborazione con questa considerazione: Sapevamo già tutto teoricamente perché avevamo studiato i totalitarismi, ma ora queste cose sono diventate nostre. Come dice Gaber abbiamo mangiato l’idea.
Pertanto voglio ringraziarvi del lavoro svolto con le mie classi, è stato un bell’esempio di professionalità, dedizione, convinzione in ciò che si fa, e dio sa di quanta ne hanno bisogno i nostri adolescenti. Per me, appassionata insegnante di storia, è stata una bella lezione di metodo.
Alcune delle mie studentesse hanno pensato di dedicare la loro tesina per gli esami a Monte Sole. Forse vi contatteranno per avere qualche strumento di approfondimento sul metodo dei laboratori. Per loro, studentesse del Liceo Psicopedagogico, anche l’aspetto educativo e della conduzione di gruppo ha avuto una grande importanza. Il giorno successivo a Barbiana il lavoro svolto con voi è stato ovviamente citato ripetutamente come un metodo più vicino a don Milani che alla nostra noiosa e faticosa scuola pubblica.
Grazie di nuovo e complimenti per il vostro lavoro
Gabriella Cremaschi – professoressa, Liceo “Secco Suardo”
Bologna, marzo 2012
grazie davvero per la giornata che ci avete fatto trascorrere!
I bimbi erano stanchissimi, ma felici e molti genitori mi hanno detto che a casa non parlavano d’altro che della splendida esperienza che hanno fatto…stanno già chiedendo quando torneremo da voi!
Domani c’é l’assemblea di classe, dove, con i dovuti modi e nel rispetto della privacy, riporterò le vostre considerazioni, poi vi farò sapere.
Ci tengo che sappiate che oltre ad essere stata un’”avventura” utile per i miei bimbi, lo é stata anche per me; non solo come insegnante, ma come persona e credo di avere portato a casa molte cose su cui lavorare e riflettere. Si respirava un’atmosfera speciale, c’era una calma particolare, che purtroppo, vista la frenesia della nostre vite, non sempre riesco ad avere.
Siete davvero in gamba!!!
Vi “prenoto” già per ottobre, così ripartiremo alla grande per il prossimo anno scolastico.
Un abbraccio.
Loretta Consoli – maestra, Scuola elementare Bastelli
Modena, marzo 2012
I miei studenti sono stati molto soddisfatti della visita a Monte Sole e sono rimasti stupiti per la metodologia utilizzata; il commento più comune è risultato questo: “Credevamo che fosse la solita storia di stragi ecc.
invece è stato interessante”. Abbiamo poi discusso in classe ancora del tema della responsabilità individuale e collettiva e degli “uomini comuni”, dell’esperimento Milgram ecc. e li ho trovati interessati.
Grazie. A presto.
Alberto Cantini – professore, Liceo San Carlo
Cento, marzo 2009
Volevo comunicarle che la visita a Monte Sole è stata per noi molto bella e significativa. La pioggia purtroppo ha un po’ disturbato le attività previste ma i ragazzi sono stati soddisfatti. Quelli del secondo giorno si sono un po’ lamentati del fatto che abbiamo visto poco di Monte Sole, perché ci siamo limitati alla prima “casa” senza procedere poi al cimitero ed alla chiesa.
Le discussioni sono state animate e “terribili” per le idee esposte da alcuni ma sappiamo che queste sono le idee di molti giovani ed è inutile far finta di niente o fingere che tutti siano accoglienti, tolleranti ecc. Occorre parlare di questi problemi così come è stato fatto presso la vostra scuola. Complimenti alle animatrici ed all’animatore: tutti sono stati molto bravi, competenti ed in grado di parlare a dei giovani rendendoli partecipi di alcune emozioni (dote che non tutti possiedono). Grazie ancora e alla prossima!
Roberta Calzolari, professoressa Ippsia “Fratelli Taddia”
Mirandola, 14 aprile 2013
Come veloce feedback dedotto dalle impressioni nei giorni immediatamente successivi all’evento, sono rimaste tutte davvero entusiaste della proposta e molte hanno riportato l’esperienza nei dettagli anche a gruppi esterni agli scout (alla propria classe di scuola, a catechismo, agli amici o direttamente alle famiglie).
E’ stata per loro un’esperienza davvero profonda in tutti i sensi, sia nelle attività della mattina, che nella parte del pomeriggio, più improntata sulla storia del luogo.
Vi farò avere altro materiale e impressioni più dettagliate al più presto.
Grazie mille per averci dato la possibilità di partecipare a questa bellissima esperienza.
A prestissimo dunque.
Martina Cavicchioli, capa scout Mirandola
Bologna, ottobre 2012
Per chi non conoscesse questa straordinaria esperienza di dialogo e riconciliazione, che si svolge a pochi passi da casa nostra.
Matteo Festi, commentando l’articolo Alla Scuola di Monte Sole la pace ha 4 voci
Bologna, aprile 2012
Chiedo perdono per non averlo fatto prima, presa da mille cose, ma volevo ringraziarvi infinitamente per la vostra solita ottima ospitalità e cura. Sono stati due ottimi giorni. Ci ha molto colpito il lavoro con Elena: per la profondità e complessità con cui ha affrontato la storia dell’Eccidio. Il vostro approccio è una luce forte e calda nell’empireo educativo e storiografico.
Francesca Benassai, associazione PassoBarbasso
Firenze, ottobre 2011
[La giornata delle celebrazioni dell'Anniversario degli eccidi] per me è stata una giornata bella e speciale. Sono tornato molto contento a casa. Vi ringrazio per aver creduto in quest’iniziativa [incontro sui crimini italiani compiuti durante la 2°guerra mondiale alla presenza di un familiare delle vittime di Domenikon, Grecia] e per averla realizzata così bene, con tanta passione e coraggio, che sono stati ripagati.
Filippo Focardi, docente storia contemporanea Università di Padova
Bologna, settembre 2011
E’ difficile trovare le parole per spiegare le cose intense. Dovrei fare uno sforzo. Proprio perché di parole, azione e memoria ho tanto parlato e fatto, in una settimana che difficilmente dimenticherò, in luoghi che si sono attanagliati al mio cuore e che rimarranno sempre lì, nelle pieghe dei miei dubbi, con il loro portato tragico e dolce insieme, forse dovrei andare a pescare parole e raccontarvi di questa esperienza.
Francesca Sanzo – http://www.panzallaria.com/2011/09/06/la-terra-e-la-morte
Per conoscere il progetto “La Zona Grigia” che abbiamo ideato assieme ad ArchivioZeta potete cliccare qui
Carrara, 28 gennaio 2013
Grazie a voi che ci avete dato modo di celebrare la giornata della memoria in modo completo, continuando a dare al teatro quel senso di partecipazione attiva che ci sta a cuore ma purtroppo viene sempre un po’ osteggiato dalla cultura dell’imprenditoria teatrale.
I commenti sono stati tutti entusiastici, e mio padre oggi mi ha tenuto mezz’ora al telefono in preda a una crisi di coscienza mentre cercava di svolgere il suo compito di pubblico e compilare la cartolina.
Matteo – Blancateatro
Empoli, aprile 2012
Ho ultimato la raccolta delle cartoline della mia classe la settimana scorsa e nei prossimi giorni farò la spedizione. I ragazzi tutti sono però rimasti molto contenti dell’esperienza fatta e sono spesso ritornati sulla tematica della Zona grigia. Anche gli insegnanti delle altre quinte mi hanno confermato l’interesse destato dalla discussione e molti ragazzi che non l’avevano ancora fatto hanno poi iniziato a leggere il testo di Levi. Nel ringraziarvi di nuovo per l’importante lavoro che state facendo vi faccio i migliori auguri per la prossima Pasqua.
David Parri – professore, Liceo Pontormo
Firenze, aprile 2012
Ma è davvero così difficile, come sembra emergere dal vostro spettacolo, distinguere il BENE dal MALE, il buono dal cattivo? O semplicemente “ è morale ciò che mi fa sentir bene dopo che l’hai fatto e immorale ciò che ti fa star male” come diceva O. Wilde. Si può dire che la scelta spesso comporta sacrifici e pericoli, non è facile, ma non è oscura, è chiara, è dentro la coscienza di ognuno di noi. Il protagonista della storia di Primo Levi, in un momento difficile, non ha scelto il sacrificio della non collaborazione; non è paragonabile ai partigiani che sotto tortura non hanno rivelato i nomi dei compagni; non è assimilabile agli eroi ai martiri e nemmeno ai giusti che si sono sacrificati per gli altri. Si può comprendere il mostruoso dilemma che lo assillava, il suo dramma umano, ma alla fine la sua scelta di consegnare 20.000 persone è per me immorale e perfino ingenua. Forse nell’adolescenza la zona dell’indecisione, del compromesso, dello scetticismo è più ampia che nella maturità (consapevolezza) ma con la conoscenza e la cultura questa “zona grigia” si restringe, circondata dai valori morali acquisiti nella scuola, nella famiglia nella società. Per questo l’insegnamento della Storia non è semplicemente l’assimilazione di date e avvenimenti, ma è educazione morale; è acquisizione dello sviluppo dei contrasti tra il Bene e il Male, chiari a chi li vuole leggere e insegnare: tra l’Oligarchia spartana e la Democrazia ateniese, tra la Repubblica romana e l’impero dei Cesari; tra i Comuni e le Signorie, tra la Rivoluzione francese e la monarchia assoluta, tra gli eroi del Risorgimento e i governi della Restaurazione e infine tra i Partigiani e i Repubblichini. La Storia è una lotta continua tra minoranze impegnate e maggioranze silenziose, tra impegno e ignavia; tra zone grigie di indifferenza e scelte etiche dei singoli e dei popoli. A questo proposito vi consiglio il bellissimo libro di Gianni Oliva “Le tre Italie del 1943” la zona grigia attendista. Retorica a parte, voglio dire che i giovani, e questa generazione più delle altre, hanno molti dubbi ma chiedono e ricercano la propria coscienza e la Storia. come la Letteratura e la Filosofia non devono imporre il Bene (come fa giustamente la Legge) ma lo mostrano, lo fanno vedere; poi ognuno sceglierà. E’ così che si formano spiriti critici e scelte morali, che si traducono nella quotidianità in piccole azioni di rispetto e di tolleranza, di libertà e di fratellanza. Perché? Perché sento che è giusto così… Parliamone.
Il vostro spettacolo è stato bello e apprezzato dai miei ragazzi, perché ha suscitato domande e riflessioni, ma io ho avuto la vaga impressione che per timore di influenzare e condizionare si scadesse spesso in un relativismo, tipo: siamo tutti vittime o carnefici perché in fondo siamo tutti condizionati dalle ragioni storiche. Far sospettare che siamo tutti un po’ complici e codardi o pigri e indifferenti, suscita nei ragazzi (cioè nel futuro) un pericoloso pessimismo e genera suo figlio deforme, il piagnisteo sterile. Dovendo scegliere tra i due mali, preferisco la retorica dell’eroismo e dell’ottimismo piuttosto che lo scetticismo e il nichilismo del dubbio. Grazie e buon lavoro.
Riccardo Tasselli – professore, IISS “Peano”
Fiorenzuola D’Arda, aprile 2012
Verifica di italiano
Traccia 2
Attraverso le pagine del romanzo storico “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni lette ed analizzate in classe, hai conosciuto i personaggi di don Abbondio e di fra Cristoforo. Presentali, facendo riferimento ai brani letti: descrivi il loro aspetto fisico, il loro carattere ed effettua il confronto tra i due. Esprimi infine il tuo giudizio personale su questi personaggi.
All’interno de “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni sono descritti due importanti personaggi, con storie, caratteristiche e scopi opposti: don Abbondio e fra Cristoforo. (…)
Questi brani letti in classe mi hanno permesso di capire che ancora oggi esistono molte persone che possono sembrare altruiste, invece hanno un doppio fine e ambiscono solo a un guadagno personale. Questo due figure mettono in luce le differenze caratteriali tra due ecclesiastici portando, inconsciamente, il lettore a una riflessione e a una diffidenza verso coloro che dovrebbero essere i nostri esempi, perché nulla è mai come sembra. La persona di don Abbondio mi porta a riflettere su un incontro fatto in classe riguardo la <>. Sono grigi tutti coloro che non sono né i <> o le vittime, né i <>, ma quelli che assistono a una sopraffazione senza parlare, senza aiutare le vittime e denunciare l’accaduto. Tenendo conto di questa divisione degli atteggiamenti, penso che don Abbondio si possa definire <>; infatti, la sua mancanza di moralità e il suo egoismo lo portano a schierarsi col più forte, per ottenere un guadagno personale. Ancora oggi, in ognuno di noi si nasconde un don Abbondio pronto a sacrificare il prossimo per se stesso. Fra Cristoforo, l’antipode di don Abbondio, si può definire un eroe, un difensore della giustizia e dei più deboli, oppressi e degli svantaggiati; un esempio da seguire, che vive in ognuno di noi, la nostra metà che deve riaffiorare, che non deve essere sommersa.
Gaia Morillo – studentessa, Scuola media di Fiorenzuola
L’archivio di tutte le cartoline LamiaZonaGrigia è custodito alla Scuola di Pace.
Stiamo procedendo alla loro digitalizzazione e presto le potrete trovare in questa galleria.
Per conoscere il progetto “La Zona Grigia” che abbiamo ideato assieme ad ArchivioZeta potete cliccare qui
Scuola media Firenzuola – classe 3A 2012
Scuola media Firenzuola – classe 3B 2012
Scuola media Firenzuola – classe 3C 2012
Scuola media Firenzuola – classe 3D 2012
Scuola media Firenzuola – classe 3E 2012
Scuola media Firenzuola – classe 3F 2012
Scuola media Fiesole – 2012
Liceo Scientifico “Pontormo” Empoli – 2012
IISS “Peano” Firenze – 2012
ITC “Calamandrei” Sesto Fiorentino – 2012
Dal raccoglitore 2011







