Esperienza e memoria sono inseparabili.
Scrivere è sondare o riunire schegge o scintille di esperienza e memoria per costruire un'immagine determinata. Nello stesso modo si può ricamare con pezzettini di filo di differenti colori, combinati con pazienza, sopra una tela bianca.

Juan Josè Saer
Tutta la memoria è costruzione di memoria.
Ciò che si ricorda, ciò che si dimentica e il senso che si attribuisce ai ricordi non è implicito al corso degli eventi: esso obbedisce ad una selezione che ha implicazioni etiche e politiche.

Alejandra Oberti
Quando diciamo che un popolo ricorda diciamo che un passato è stato attivamente trasmesso alle generazioni contemporanee attraverso i canali della memoria e che questo passato trasmesso è stato recepito come dotato di un proprio senso.

Yosef Hayim Yerushalmi
Tutta la memoria è individuale, non riproducibile e muore con la persona che la porta.
Quella che chiamiamo memoria collettiva non è un ricordo, è un'affermazione: l'affermazione che una tal cosa o un'altra sono importanti.

Susan Sontag
È il presente, o meglio sono i pericoli del presente, della nostra società attuale, che convocano la memoria

Walter Benjamin
La memoria è uno strumento meraviglioso però fallace: è uno spazio di battaglie, verità e bugie.

Primo Levi

Quello che abbiam passato

Il video documentario “Quello che abbiam passato”. Memorie di Monte Sole

a cura di Marzia Gigli e Maria Chiara Patuelli

“Quello che abbiamo passato”. Memorie di Monte Sole contiene sei racconti di vita di superstiti e partigiani, scelti tra quelli raccolti nel corso della nostra ricerca. Questi racconti, nel documentario, sono stati montati sulla base di alcuni nuclei tematici legati alle problematiche emerse nel corso della ricerca. Tali nuclei tematici risultano centrali sia per le finalità educative del documentario, sia nell’ambito del dibattito storiografico sulle “poetiche e politiche del ricordo”. Per contestualizzare e comprendere le memorie dei protagonisti, abbiamo ritenuto necessario non porre l’accento unicamente sulla narrazione dell’eccidio, bensì sul racconto della loro intera vita dove l’eccidio si pone come spartiacque tra un prima e un dopo nonché come elemento centrale imprescindibile della narrazione. Abbiamo voluto che i protagonisti del video fossero donne e uomini con le loro storie personali e uniche, non importanti meramente come fonti di ricostruzione storica, ma in primo luogo come portatrici di memorie individuali elaborate e rielaborate negli anni a partire dal proprio contesto sociale, culturale e politico e dagli eventi che hanno segnato le loro vite.
Il documentario si apre con un capitolo dedicato al racconto dell’infanzia dei protagonisti, con accenni alla famiglia d’origine, alla propria vita quotidiana e alla descrizione del mondo di cui facevano parte. Il capitolo seguente intreccia la storia individuale con il contesto storico-politico di quegli anni e il Fascismo.
Questa prima parte è necessaria per comprendere, rispetto ad ogni protagonista, quale fosse il suo rapporto con il contesto, il grado di consapevolezza politica e la visione del mondo: di come tutto questo abbia contribuito a determinare non solo le scelte di vita ma anche l’elaborazione della memoria dell’eccidio. La rappresentazione della propria vita prima di quell’evento traumatico e periodizzante è condizionata dalla cesura netta rappresentata dall’eccidio stesso. A sua volta la rappresentazione delle dinamiche legate alla strage è condizionata dal particolare sguardo sul mondo determinato dal contesto in cui si è cresciuti. I capitoli seguenti sono dedicati alla narrazione delle vicende personali legate all’eccidio, alle interpretazioni date di quell’evento e ai nodi problematici che abbiamo qui tratteggiato (cfr. supra rapporto coi partigiani e le popolazioni civili, le commemorazioni, il sacrario, il processo). Il documentario prosegue con le parole che i protagonisti dedicano al rapporto con il proprio ricordo, alle necessità e difficoltà del racconto. Emerge qui la dimensione intima del ricordare: i sogni, le rimozioni, l’indicibilità dell’orrore, le relazioni tra il ricordo, la propria vita quotidiana e le sollecitazioni del presente restituiscono a chi ascolta tutta la dimensione drammatica e complessa di quelle memorie private e la loro irriducibile unicità. Permettono di porre l’attenzione su queste persone non solo come protagoniste di un Evento storico ma come singoli esseri umani portatori di un dramma privato nel quale hanno perso in un solo momento la comunità di riferimento, la casa e la famiglia.
L’ultima parte è rivolta a delineare il valore attribuito dai protagonisti alla trasmissione della memoria e accenna i temi del perdono, della giustizia, della pace e della guerra. Le riflessioni personali dei protagonisti su questi argomenti si legano alla loro volontà di conferire senso alla propria esperienza, radicandola nel presente.
Una ricerca di storia orale su un evento tanto drammatico porta con sé moltissime difficoltà, anche di tipo emotivo. Non è facile durante un’intervista mantenere la distanza critica: il distacco conoscitivo e l’oggettività vengono posti a dura prova. Il dolore della persona intervistata rischia di coinvolgere a tal punto il ricercatore da far perdere di vista quali sono gli obiettivi della ricerca stessa. Come dice Antonius Robben, “la distanza critica tra i due interlocutori collassa completamente, perdiamo ogni dimensione di impresa scientifica. Sopraffatti dalle emozioni, non abbiamo bisogno di nessun’altra spiegazione perché sentiamo che tutte le domande hanno già avuto una risposta. Cos’altro chiedere? Cosa resta da dire? Cosa vorremmo sapere di più? Cosa c’è di più sapere?”.
Per noi, che già partivamo da un forte legame intellettuale e affettivo con Monte Sole, incontrare queste persone e ascoltare le loro storie ha provocato, da un lato, un conflitto con l’ “impresa scientifica” che stavamo tentando, dall’altro ci ha permesso di entrare più profondamente in relazione con quell’intreccio di passioni umane, di storia, di memorie intersecate, di sofferenze e nostalgie. Tutto questo ci spinge a continuare, pur con le difficoltà emotive connesse, la ricerca e lo studio con la consapevolezza della necessità di far emergere ciò che queste persone non hanno mai detto in tutti questi anni.
Crediamo sia giusto e importante ascoltare voci differenti, anche quando dissonanti rispetto alla memoria pubblica ufficiale, anche scomode. Non per un rinnovato uso pubblico della memoria e della storia ma per contribuire alla costruzione di un quadro composito di memorie differenti dove una non prevalga sull’altra.
Come dice lo storico Paolo Pezzino: “Ognuna di queste memorie ha radici, ha motivazioni, ha argomentazioni che vanno ascoltate e studiate, queste argomentazioni vanno non condivise perché lo storico deve mantenere sempre un distacco, ma vanno comunque ascoltate e soprattutto vanno riportate alla luce”.

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