Esperienza e memoria sono inseparabili.
Scrivere è sondare o riunire schegge o scintille di esperienza e memoria per costruire un'immagine determinata. Nello stesso modo si può ricamare con pezzettini di filo di differenti colori, combinati con pazienza, sopra una tela bianca.

Juan Josè Saer
Tutta la memoria è costruzione di memoria.
Ciò che si ricorda, ciò che si dimentica e il senso che si attribuisce ai ricordi non è implicito al corso degli eventi: esso obbedisce ad una selezione che ha implicazioni etiche e politiche.

Alejandra Oberti
Quando diciamo che un popolo ricorda diciamo che un passato è stato attivamente trasmesso alle generazioni contemporanee attraverso i canali della memoria e che questo passato trasmesso è stato recepito come dotato di un proprio senso.

Yosef Hayim Yerushalmi
Tutta la memoria è individuale, non riproducibile e muore con la persona che la porta.
Quella che chiamiamo memoria collettiva non è un ricordo, è un'affermazione: l'affermazione che una tal cosa o un'altra sono importanti.

Susan Sontag
È il presente, o meglio sono i pericoli del presente, della nostra società attuale, che convocano la memoria

Walter Benjamin
La memoria è uno strumento meraviglioso però fallace: è uno spazio di battaglie, verità e bugie.

Primo Levi

Caprara

Caprara (di Sopra e di Sotto) era il maggiore centro abitato del territorio. Fino alla fine dell’800 era stata sede del municipio e quindi di punto di riferimento di tutta l’area. Nel periodo che ci interessa, il municipio referente era a Marzabotto ma Caprara rimaneva un nucleo fondamentale di incontro tra le persone che abitavano questa zona: vi era l’osteria, lo spaccio e la tabaccheria; qui si tenevano le sagre e le feste di paese; vicino a Caprara si trovava la fonte d’acqua più importante.

Angiolina Massa
Avevo 6 anni quando siamo andati ad abitare a Caprara. Là si stava bene, c’era un bel po’ di famiglie: c’era Caprara di Sopra e Caprara di sotto. Di sopra c’erano due contadine, c’eravamo noi che avevamo la tabaccheria e l’osteria e poi cerano altre 3 famiglie di operai; di sotto c’erano 2 famiglie di contadini e poi la casa del Marchese Beccadelli, dove veniva d’estate e tutte le volete che andava a caccia col figlio e i contadini. Erano due persone gentilissime. Insieme a Zanini e alla curia erano i proprietari di tutta la zona di Monte Sole. Poi c’era la famiglia del custode di Beccatelli che aveva 6 figli. Insomma c’era un po’ di compagnia, un po’ di gente. Si stava bene, a me piaceva tanto, io dico che i miei anni migliori li ho passati lassù… Avevamo una tabaccheria, osteria. D’inverno i contadini erano tutti lì. Tutto il circondario era lì, gli piaceva giocare a Quadriglia, a Massino poi. Quando nevicava, cosa facevano? Se non c’era la neve erano nel bosco a tagliare legna ma quando c’era la neve erano sempre lì dentro da noi. C’è quella scala che se ne vede ancora un pezzetto, era una scala che andava su nelle camere: io compio gli anni in gennaio, se sapeste le corse che ho dovuto fare su per quella scala perché mi tiravano tutti le orecchie… delle volate su per quella scala perché lì, tiravano forte davvero. Si stava bene , era come se fossimo tutta una famiglia… Noi vendevamo lo zucchero, pasta poca perché se la facevano in casa, un po’ di maccheroni… olio, sale, petrolio e poi il carburo quando uscirono gli impianti (per illuminare). Poi i contadini facevano le ordinazioni a mio padre: mi porti la forca, il badile o le zappe e le donne portami l’ago o il filo o il cotone. A volete ne teneva anche lì in negozio ma quando arrivava la finanza erano dolori, bisognava darci il salame e io dicevo: “Ma babbo! mi piace anche a me il salame!!” La finanza veniva sempre a fare i controlli, su al Poggio di Monte Sole ho ancora la bilancia con tutti i timbri, veniva controllata perché doveva pesare giusto…

A Caprara vivevano normalmente, secondo le testimonianze, circa una cinquantina di famiglie. Tra il ’43 e il ’45, però, il paese aveva visto la propria popolazione aumentare a causa dell’arrivo dei rifugiati da Bologna (gli sfollati). Moltissime persone infatti lasciavano Bologna, sempre più pericolosa a causa dei bombardamenti alleati, per trasferirsi, presso familiari o amici, in zone di campagna, ritenute più sicure e protette.
Il 29 settembre quindi, i primi plotoni di nazisti trovano molte persone a Caprara.

Gilberto Fabbri, quando dagli enormi falò delle case per tutto l’orizzonte, e dagli spari, capì che i nazifascisti si avvicinavano, decise, la mattina del 29 settembre, di cercare scampo a Caprara.

Questo è quello che racconta Gilberto Fabbri (14 anni):
Vi trovai già rifugiate una cinquantina di persone, tutte donne, ragazze e bambini. Passammo parecchie ore di paurosa attesa; il terrore ci toglieva anche la parola, molte donne piangevano e singhiozzavano buttate in terra, con i figli stretti tra le braccia.
Alle quindici, in noi quasi s’era fatto un po’ di speranza che non ci avrebbero scoperto, e qualche timida parola si sentiva mormorare sotto voce, quando arrivarono tre nazisti, mascherati da teli mimetici e con gli elmetti ricoperti di foglie. Ci ingiunsero di uscire dal ricovero e ci stiparono tutti nella cucina nella casa di Caprara, di cui sbarrarono le porte lasciando aperta solo una finestra, attraverso la quale, subito dopo, scagliarono quattro bombe a mano di quelle col manico, e una grossa granata di colore rosso. L’esplosione fu tremenda e coprì il grande urlo di tutti, poi un fumo denso si stese sui cadaveri dilaniati. Un acuto dolore mi tormentava alle gambe, ma riuscii egualmente a saltare dalla finestra e nascondermi in mezzo a un cespuglio, distante tre o quattro metri.
Vidi i tre nazisti aprire la porta della casa e piazzare una mitraglia. Volsi il capo inorridito, e dall’altra parte mi apparvero due donne che scappavano affannosamente attraverso il campo. Sentii degli spari e le due donne caddero una a breve e distanza dell’altra.
Dopo circa un quarto d’ora, sempre rintanato nel cespuglio, vicinissimi a me furono sparati molti colpi e raffiche che si confusero con le urla strazianti delle donne e dei bambini ancora vivi nella cucina. Poi fu il silenzio. (Testimonianza tratta da Renato Giorgi, Marzabotto parla)

Ecco cosa racconta Salvina Astrali, che ha perso a Caprara 8 familiari:
Quando abbiamo sentito le cannonate, abbiamo deciso di trasferirci da Villa D’Ignano a Caprara perché mia madre si sentiva più sicura là. Abbiamo attaccato le mucche al biroccio e siamo partiti e con noi sono partite anche altre 4 famiglie. Siamo arrivati a Caprara la sera prima del rastrellamento. Io mi sono salvata perché la stessa sera dissi con mia madre: ” Abbiamo lasciato alla Villa tutte le bestie, tutte le mucche, vado là a recuperarle.” Sono partita con le mie amiche e sono tornata alla Villa. Mentre eravamo per strada abbiamo incontrato mio padre che disse “Bambine tornate indietro perché c’è il rastrellamento anche a Caprara. Tua madre mi ha mandato via perchè dice che alle donne e ai bambini non fanno niente, gli uomini li prendono su e li portano in Germania”. Siamo tornate indietro, passando per Tura dove c’era un covo dei partigiani ed Ettore (NdR Ettore Benassi, partigiano della Stella Rossa) mi disse: “Ma dove andate?” Raccontammo tutto e lui disse “Restate qui”. Il giorno dopo arrivarono le mie due sorelle…chi le riconosceva più dal gran che erano messe bene…….Tutte piene di sangue, carne, avevano un po’ di tutto addosso. Una aveva preso una gran bruciata negli occhi, non ci vedeva, l’altra aveva due cannonate proprio nel sedere, due buchi che ci entravano due pugni dentro….Che vita che hanno fatto ad arrivare lì a Tura….Quella che non ci vedeva portava l’altra che non poteva camminare sulle spalle e quella sulle spalle guidava la sorella che non ci vedeva. C’era molta gente e quando sentirono il racconto delle mie sorelle e che a Caprara erano morti tutti e non ci era rimasto più nessuno, scapparono tutti via, avevano tutti paura. Tutti scappati tranne il dottore che ci disse “Ho ancora solo una puntura, se conta questa, bene, altrimenti non so proprio come posso salvarla, tua sorella”. Sarà contata quella e le nostre cure con acqua e sale, siamo riusciti a salvarla.
Raccontarono che si erano salvate perché si era ribaltata una vetrina ed erano rimaste dietro questa vetrina. Mi hanno raccontato che sentivano urlare, c’erano tanti bimbi, è per questo che se ne sono salvate pochi e la mitragliatrice sopra la finestra sparava; quando sono morti tutti i piccoli, le persone che erano rimaste vive sono scappate. Loro hanno sentito che fuori c’era delle gente che parlava anche in italiano. Quelli che sparavano non erano tutti tedeschi, c’erano anche degli italiani, i repubblichini.
A Caprara ho perso la mamma e tre sorelle e dalla parte di mio marito, sette cognati e la suocera, la famiglia Iubini. Si è salvato solo mio marito perché era in Germania. Mio suocero non si mai fatto intervistare, teneva il dolore dentro di sé e basta. Uno degli 8 figli aveva solo 20 giorni e mio suocero (suo padre) ha trovato solo le penne della cuscina; un altro grande lo trovò a cavalcioni della finestra con un maiale che gli mangiava la testa….
Io dovevo accudire le mie sorelle e mio padre che erano tutti feriti e non tornai a Caprara. Avevo 14 anni. Nessuno di noi tornò a Caprara, sapevamo che erano tutti morti.

Gastone Sgargi, partigiano della Stella Rossa, passa da Caprara, il pomeriggio del 29 settembre. Questo è il suo racconto:
Quando arrivammo giù a Caprara in questo grande cortile la cosa più orrenda erano le grida degli uomini, delle donne, dei bambini che avevano ammazzato. Uno spettacolo… indescrivibile: il bestiame mezzo bruciato che faceva gli urli… una cosa, una cosa… quella rimarrà sempre impressa, comunque sia, rimarrà sempre impressa. E’ stata una cosa veramente… un eccidio, nel vero senso del termine. Ho visto dei bambini, squartati là… no, no, no! Questa è stata una cosa che ha lasciato una traccia credo in ciascuno di noi e la lascerà per sempre perché la guerra è una cosa, si combatte lealmente, tu da una parte io dall’altra ma andare a trascinare dei poveri inermi, dei bambini, delle donne in una macelleria di quel genere lì, è stata una cosa veramente orrenda. Degli urli, degli strazi, questa gente che correva, faceva sangue, non sapeva da che parte… E’ stato uno spettacolo incredibile. Se uno non lo vede, non può crederlo, non si riesce a descriverla… una cosa così… non si riesce .

Quali sono le ragioni di una tale brutalità e ferocia?
Cosa vuol dire “abbruttimento dovuto alla guerra”?
È solo questa la ragione?
Si poteva disobbedire agli ordini ricevuti?
In che condizioni si trovava e che cosa ha pensato chi l’ha fatto?
Cosa vuol dire parlare di conformismo in un contesto bellico?
Cosa vuol dire compiere una scelta differente?
Dove erano i partigiani?
Perché i soldati nazisti non salgono per i boschi a scovare i nascondigli dei partigiani ma si fermano nei villaggi a massacrare i civili?
Accanto alla paura delle vittime, si può parlare di “paura” anche per i carnefici?
Che tipo di paura è?
Cosa la differenzia da quella delle vittime?
Si può parlare di costruzione delle paure per questo tipo di massacri?

Monumentalizzazione
Osservare i monumenti e le rovine.
Cosa sono?
Come vanno interpretati?
Esiste una stratificazione delle memorie?
Quali?
Come si riconoscono?
Qual è la loro legittimità?
Come deve appaesarsi un luogo della memoria per dare uguale riconoscimento a tutti gli strati di memorie che si sono depositati negli anni?

Dona il tuo 5x1000

Carissim* amiche e amici,

nonostante le numerose polemiche e difficoltà, anche quest'anno la Legge di Stabilità offre la possibilità ad ogni contribuente di destinare una quota pari al 5 per mille della propria imposta per finanziare varie iniziative di ricerca, volontariato e attività sociali.

Il vostro sostegno ci ha permesso, negli anni passati, di proseguire nelle nostre attività di educazione alla cittadinanza attiva e consapevole e alla convivenza solidale e accogliente.

Il vostro sostegno ci ha permesso di andare avanti nel lavoro di ricerca sulla memoria degli eccidi di Monte Sole, sulle origini e sulla genealogia di quella atroce violenza e sulle testimonianze dei/lle superstiti e dei/lle familiari delle vittime.

Vi chiediamo di continuare a sostenerci!

La vostra firma, alla voce scelta della destinazione del cinque per mille dell' IRPEF, deve essere apposta nel primo riquadro, corrispondente a sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale

Il codice fiscale da indicare è

91229010375

Vi chiediamo anche di voler inviare questa cominicazione ai vostri contatti per allargare la cerchia dei sostenitori e delle sostenitrici della Scuola di pace di Monte Sole.

E vi chiediamo, infine, di non essere timid*!
Veniteci a trovare, telefonateci e scriveteci innanzitutto per verificare come usiamo i vostri importantissimi contributi, ma soprattutto per arricchire un progetto, quella della Scuola di Pace, che vuole essere di tutt* e che non vuole smettere di crescere!

In attesa di potervi incontrare e ringraziare,
vi mandiamo un caloroso saluto
Elena M., Marzia, Elena B., Mattia, Francesca, Stefano e Vilmer