Se solo fosse così semplice. Se solo vi fossero persone cattive, che insidiosamente commettono azioni cattive e fosse solo necessario separarle dal resto di noi e distruggerle. Ma la linea che divide il bene dal male passa tagliente attraverso il cuore di ogni essere umano. Infondo è solo per il modo in cui sono andate le cose che gli altri sono stati assassini e noi non lo siamo stati.

A. Solzenicyn, Arcipelago Gulag

Riconoscere la possibilità del male in ciascuno di noi
chiama in causa l'importanza di assumerci l'ìmpegno
di fare in modo che il male del passato non debba più ripetersi in futuro

Bendana - Villa Vicencio, La riconciliazione difficile, 2002

Tra il voler capire troppo e troppo presto di coloro che hanno spiegazioni per tutto e il rifiuto di capire dei sacralizzatori a buon mercato indugiare in quello scarto ci è parsa l'unica via praticabile.

Giorgio Agamben, Quel che resta di Auschwitz, 1998

Noi invece "non ci vergogniamo di tenere fisso lo sguardo sull' inenarrabile." Anche a costo di scoprire che ciò che il male sa di sè, lo troviamo facilmente anche in noi.

Giorgio Agamben, Quel che resta di Auschwitz, 1998

La vecchia stagione del Nordafrica

Ascolta la puntata

La risoluzione 1973 del 19 marzo 2011 da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu autorizza l’intervento militare della Nato in Libia, dove è ormai in corso da più di un mese la guerra civile. Il 20 ottobre Gheddafi viene ucciso a Sirte.
E in Italia si smette di parlare di Libia e di primavera araba.

Ma a che punto siamo?
Soprattutto: chi continua a soffrire per questa situazione?

Abbiamo provato a parlarne con Gabriele Delgrande, giornalista del blog Fortress Europe, da Tunisi, e abbiamo tentato di alzare nuovamente la voce sul destino di migliaia di uomini e donne che muoiono nella più assoluta indifferenza.

Con questa puntata si conclude l’avventura di MemoryOnAir.
Ma non ci stancheremo mai di dire che se non si vuole che il passato ritorni non basta recitarlo. Solamente riportando in noi il carnefice riusciremo a trasformare il dovere di memoria delle commemorazioni, le sue banalizzazioni e sacralizzazioni, in lavoro di memoria che interroga il presente e smaschera quei meccanismi che tracciano il continuum di violenza tra crimini di guerra e crimini di pace, quello stato di eccezione che ancora oggi riduce l’altro a homo sacer, nuda vita sui cui la biopolitica ha il potere di decidere quando cessa di essere degna di essere vissuta e può essere lasciata morire, divenendo ab-bandonabile alla morte “suicida” in cella o alla morte per sete e annegamento nel canale di Sicilia.

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