Se solo fosse così semplice. Se solo vi fossero persone cattive, che insidiosamente commettono azioni cattive e fosse solo necessario separarle dal resto di noi e distruggerle. Ma la linea che divide il bene dal male passa tagliente attraverso il cuore di ogni essere umano. Infondo è solo per il modo in cui sono andate le cose che gli altri sono stati assassini e noi non lo siamo stati.

A. Solzenicyn, Arcipelago Gulag

Riconoscere la possibilità del male in ciascuno di noi
chiama in causa l'importanza di assumerci l'ìmpegno
di fare in modo che il male del passato non debba più ripetersi in futuro

Bendana - Villa Vicencio, La riconciliazione difficile, 2002

Tra il voler capire troppo e troppo presto di coloro che hanno spiegazioni per tutto e il rifiuto di capire dei sacralizzatori a buon mercato indugiare in quello scarto ci è parsa l'unica via praticabile.

Giorgio Agamben, Quel che resta di Auschwitz, 1998

Noi invece "non ci vergogniamo di tenere fisso lo sguardo sull' inenarrabile." Anche a costo di scoprire che ciò che il male sa di sè, lo troviamo facilmente anche in noi.

Giorgio Agamben, Quel che resta di Auschwitz, 1998

Generazione OnTheMove

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“Ci chiamano migranti di seconda generazione. Ci chiamano stranieri, extracomunitari, o, ancora, marocchini, senegalesi, eritrei, cinesi, etc… A volte ci chiamano utilizzando insulti apertamente razzisti. Altre volte ci chiamano a sostenere file interminabili davanti le questure per ottenere un permesso di soggiorno quando compiamo i 18 anni di età. Ci chiamano, poi, a lavorare nelle cooperative o nelle fabbriche per pochi soldi, per fare i lavori più duri con contratti di pochi mesi, e ci chiamano perchè sanno che non possiamo dire di no, perchè dire no è un lusso che si possono permettere in pochi, perchè noi se vogliamo restare dobbiamo lavorare per avere un permesso di soggiorno. Oppure ci chiamano studenti di serie B perchè affolliamo i banchi di scuola degli istituti professionali e tecnici, ci considerano gli ultimi della classe, future braccia da sfruttare e poco più. Ci chiamano, ci chiamano, ci chiamano. Ma forse non sanno che non risponderemo più all’appello per alzata di mano. Non sanno che il nostro nome non è seconde generazioni: noi siamo generazioni in movimento”.
www.labonthemove.wordpress.com

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